Neurobase.it
Tumori testa-collo
Xagena Mappa
Medical Meeting

Nuovi dispositivi ricaricabili per il trattamento della malattia di Parkinson: il neurostimolatore controlla i sintomi della malattia


La malattia di Parkinson, patologia cronica caratterizzata da mancanza di controllo e di coordinazione dei movimenti, è trattato attualmente soprattutto con farmaci in grado di ripristinare i giusti livelli di dopamina, la sostanza utilizzata dal cervello per trasmettere i segnali ai muscoli e alla cui progressiva carenza si attribuisce l’insorgenza della malattia.
A disposizione dei pazienti, ci sono anche terapie non-farmacologiche. Tra queste, i neurostimolatori cerebrali ricaricabili come Vercise; vengono impiantati nel paziente e aiutano a controllare i sintomi più evidenti.

La stimolazione cerebrale profonda ( in inglese deep brain stimulation, DBS ) non è una cura, in quanto non risolve le cause scatenanti della patologia, ma interviene concretamente sui sintomi e migliora complessivamente lo stato di salute del paziente.

Il sistema Vercise è costituito da un piccolo generatore di impulsi impiantabile ( normalmente inserito sotto la clavicola ) che emette leggere stimolazioni, che attraverso due sottili elettrocateteri collegati raggiungono il cervello. In questo modo, il cervello viene sollecitato a impartire ai muscoli quei comandi, che favoriscono il migliore coordinamento dell’attività motoria e riduzione dei tremori, la diminuzione della rigidità muscolare e dei sintomi più evidenti della malattia.

Il punto di forza di questo sistema ricaricabile è legato proprio alla durata e ricaricabilità delle batterie. In molti casi, la batteria del neurostimolatore Vercise può durare fino a 25 anni, evitando così l’impianto per la sostituzione del dispositivo, normalmente prevista nel giro di qualche anno.

I sintomi caratteristici della malattia di Parkinson includono disturbi del movimento, come lentezza nei movimenti ( bradicinesia ), incapacità di muoversi ( acinesia ), tremori a riposo, instabilità motoria e rigidità muscolare. La malattia può causare anche depressione, stipsi, disturbi nel linguaggio, disfunzioni sessuali e demenza.
La gravità dei sintomi della malattia di Parkinson progredisce nel tempo.

Gli attuali standard di cura del paziente prevedono la somministrazione di Levodopa come terapia di prima linea per il controllo dei sintomi durante le prime fasi della malattia.
Il trattamento cronico con Levodopa porta spesso a significativi effetti collaterali, in particolare discinesie ( movimenti involontari ) e fluttuazioni motorie.

Esistono altre terapie per il trattamento dei sintomi gravi della malattia di Parkinson: si tratta di procedure chirurgiche, come la pallidotomia e la stimolazione cerebrale profonda ( DBS ).
Entrambe sono in grado di ridurre e controllare alcuni dei sintomi della malattia di Parkinson. Tuttavia, a causa del verificarsi di eventi avversi, la pallidotomia è stata abbandonata, a favore di un impiego sempre maggiore della stimolazione cerebrale profonda, che risulta essere una tecnica più conservativa e sicura.

La stimolazione cerebrale profonda è un trattamento chirurgico che può contribuire a ridurre alcuni sintomi della malattia di Parkinson.
La stimolazione cerebrale profonda è, in genere, utilizzata per trattare le persone affette da Parkinson in fase avanzata, i cui sintomi non sono più efficacemente controllati dalle terapie farmacologiche.

Ci sono diversi strumenti universalmente riconosciuti per valutare la gravità della malattia di Parkinson e della qualità di vita dei pazienti che ne sono affetti. In particolare, mentre l’indice UPDRS ( Unified Parkinson's Disease Rating Scale ) è uno strumento riconosciuto a livello mondiale per valutare la gravità della malattia di Parkinson il Questionario per la Malattia di Parkinson ( PDQ-39 ) è impiegato per misurare lo stato di salute delle persone che vivono con tale malattia, con particolare attenzione a 8 aspetti strettamente legati alla qualità di vita.

Studi clinici hanno dimostrato come la stimolazione cerebrale profonda comporti una riduzione dei due punteggi UPDRS III e PDQ-39, determinando quindi un miglioramento della funzioen motoria e della qualità di vita. ( Xagena2015 )

Fonte: Boston Scientific, 2015

Neuro2015 Chiru2015



Indietro