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IL SECONDO LIVELLO DIAGNOSTICO: L’ANDAMENTO TEMPORALE

 

Ennio Pucci, Alfredo Costa


Centro Cefalee, Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino

  

Gli studi condotti sulla validità dei criteri diagnostici della CT in relazione agli aspetti clinici non hanno fornito dati univoci. Iversen e collaboratori (1990) hanno evidenziato che le caratteristiche del dolore e la presenza/assenza di aggravamento della cefalea con l'attività fisica sono dei criteri sensibili e specifici per la diagnosi di CT, mentre la stessa attendibilità non si riscontra nei criteri relativi ai sintomi di accompagnamento. I criteri diagnostici della CTC si sono prestati anche ad altre critiche: l'IHS prevede che i criteri per la CTC siano applicabili a tutte le cefalee croniche quotidiane creando così delle difficoltà oggettive nel riconoscere il tipo di cefalea. In diversi studi si è dimostrato che molti pazienti con cefalea cronica avevano presentato in precedenza una storia di emicrania che negli anni era andata incontro a trasformazione. È noto, infatti, che nella fase di cronicizzazione di una emicrania la frequenza degli attacchi diventa quotidiana, permangono alcune caratteristiche emicraniche (foto/fonofobia, nausea, peggioramento del dolore con l'attività fisica etc) che però diventano, in genere, meno evidenti, ed il dolore acquista spesso caratteristiche di tipo tensivo (sede bilaterale, intensità lieve, carattere costrittivo etc). In questo gruppo di pazienti si riscontra spesso un certo numero di soggetti che fanno abuso di analgesici. Questo tipo di pazienti risulta pertanto difficilmente classificabile con conseguenti problemi nella gestione della terapia. Silberstein e collaboratori hanno proposto una nuova classificazione delle cefalee croniche, attribuendo un’entità nosografica all'emicrania trasformata e distinguendo cefalee croniche associate o meno ad abuso di farmaci. In tale classificazione è però stata inserita anche una cefalea, l’emicrania continua, che per molti aspetti si discosta dalle altre forme croniche.

 

TABELLA I: II livello di diagnosi per la cefalea di tipo tensivo (CT)

2.1 CEFALEA DI TIPO TENSIVO EPISODICO (CTE)

A. almeno 10 episodi che soddisfino i criteri B-D; totale attacchi <180gg/anno (<15gg/mese).

B. attacchi della durata da 30 m a 7 giorni.

C. almeno 2 delle seguenti caratteristiche del dolore:

1. dolore gravativo-costrittivo, non pulsante.

2. intensità lieve o moderate (inibendo ma non proibendo le attività quotidiane).

3. sede bilaterale.

4. mancato peggioramento del dolore con l’attività routinaria.

D. entrambe le seguenti caratteristiche:

1. assenza di nausea e vomito (possibile anoressia).

2. assenza di foto-fonofobia (comunque non associate).

E. almeno una delle seguenti:

1. anamnesi, esame obiettivo ed esame neurologico non indicano una delle patologie elencate nei gruppi 5-11 della classificazione IHS.

2. anamnesi, esame obiettivo/neurologico indicano una delle patologie elencate nei gruppi 5-11 della classificazione IHS ma esami specifici le escludono.

3. sussistono tali patologie ma non sono in relazione temporale con la CTE (quest’ultima deve cioè preesistere).

2.2 CEFALEA DI TIPO TENSIVO CRONICO (CTC)

A. almeno 15 episodi di cefalea mensili (180 giorni all’anno) per 6 mesi, che soddisfino i punti B-D.

B. vedi punto C per la CTE.

C. si verificano entrambe le seguenti condizioni:

1. vomito assente.

2. nausea, fonofobia o fotofobia ma non contemporanei.

D. vedi punto E per la CTE.

 

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