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INQUADRAMENTO CLINICO NOSOGRAFICO DELLA CEFALEA DI TIPO TENSIVO

Ennio Pucci, Fabio Antonaci


Centro Cefalee e Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino

 

Il capitolo della cefalea tensiva (CT) costituisce un problema aperto, non solo in relazione agli aspetti fisiopatologici, ma anche per quanto riguarda il suo inquadramento nosografico. Nel 1988 l'International Headache Society (IHS) ha introdotto dei nuovi criteri diagnostici, creando un sistema gerarchico a 4 livelli, con la possibilità di raggiungere un livello di diagnosi progressivamente più sofisticato. Tale classificazione ha avuto il merito di uniformare la terminologia favorendo un grosso impulso delle ricerche su questo argomento (Tabella I, II e III). Il primo livello diagnostico fornisce la definizione della Cefalea Tensiva.

La diagnosi di cefalea di tipo tensivo richiede che siano presenti almeno 2 delle seguenti caratteristiche:

  • dolore di tipo compressivo-costrittivo, ma non pulsante;
  • dolore di lieve o media intensità che non impedisce la normale attività quotidiana;
  • dolore con sede bilaterale;
  • dolore non aggravato da attività fisica;
  • possibilita’ di nausea, ma non di vomito;
  • assenta di foto e fonofobia, o eventualmente una delle due, ma non entrambe.

Il secondo livello stabilisce i criteri per distinguere la cefalea tensiva sulla base del decorso temporale: cefalea di tipo tensivo episodica (CTE) e cefalea di tipo tensivo cronica (CTC). Nella CTC è presente cefalea almeno 15 giorni al mese per almeno 6 mesi. La CTE ha le medesime caratteristiche, ma una frequenza inferiore a 15/30 giorni

La diagnosi di terzo livello necessita, invece, di una valutazione clinico-strumentale in grado di discriminare tra le forme associate o meno a disordini dei muscoli pericranici. Il quarto livello diagnostico considera tutti quelli che vengono annoverati tra i possibili fattori causali della CT: disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare (devono essere presenti almeno tre segni o sintomi tra i seguenti: 1) rumore articolare, 2) limitazione articolare, 3) dolore, 4) blocco in apertura, 5) digrignamento, 6) bruxismo e 7) altre parafunzioni); stress psicosociali valutati con una scala di valutazione che va da 0 (assenza di stress) a 6 (stress catastrofico); ansia, depressione e cefalea come allucinazione (secondo i criteri del DSM-III-R); stress muscolare (rachide cervicale in posizione scorretta, contrazione tonica protratta, mancanza di riposo/sonno); abuso di farmaci (più di 45 gr/mese di acido acetilsalicilico o analgesici equivalenti, uso di farmaci oppioidi più di 2 volte/mese, più di 300 mg/mese di diazepam).

La classificazione dell’IHS (Tabella I), a differenza delle precedenti, si basa principalmente sugli aspetti clinici della malattia, prevedendo dei criteri quantitativi di minima relativi alla presenza/assenza dei sintomi richiesti. Nonostante questo notevole progresso in termini nosografici, la classificazione dell'IHS è riuscita però solo in parte a fare approfondire i meccanismi fisiopatologici della cefalea tensiva. L'utilizzazione di una nomenclatura più agile rispetto al passato e l'impiego di criteri diagnostici quantitativi, hanno comunque avuto il merito di far si che le varie ricerche sul capitolo siano diventate comparabili. A dieci anni dalla pubblicazione della classificazione IHS si sono così moltiplicati, anche se con risultati talvolta contrastanti, numerosi studi epidemiologici e strumentali.

 

Aspetti epidemiologici.

La cefalea tensiva viene considerata la forma di cefalea primaria più diffusa ma i dati sulla prevalenza sono discordanti. Negli studi condotti secondo i nuovi criteri diagnostici, la prevalenza della CT varia dentro un range che va dal 78 % in Danimarca al 38,3% in Germania ed al 36% in Canada. Altri studi, condotti in altri paesi dopo il 1988, hanno evidenziato valori di prevalenza decisamente più bassi: dal 26.9% in Cile, al 16.2% in Corea, al 3 % in Arabia Saudita, all'1.7% in Etiopia. Gli studi concordano su una prevalenza più elevata nelle donne, con differenze che sono in alcuni casi statisticamente significative (Schwartz et al, 1998; dove emerge tra l'altro un valore di prevalenza del 38.3% di CTE vs 2.2 % di CTC) (Gobel et al, 1994; dove si evidenza una prevalenza di CT del 88% nelle donne vs un 69% negli uomini), mentre in altri casi è emerso un trend di prevalenza simile nei due sessi. Secondo alcuni studi la CT mostra una tendenza a diminuire con l'età mentre altri contributi evidenziano un trend opposto nella CTC. Questi dati sono però difficilmente confrontabili fra di loro perché il disegno dello studio utilizzato era differente.

 

Bibliografia di riferimento

  • Gobel H, Petersen-Braun M, Soyka D. The epidemiology of headache in Germany: a natiowide survey of a representative sample on the basis of the headache classification of the International Headache Society. Cephalalgia 1994; 14(2):97-106
  • Rasmussen BK, Jensen R, Schroll M, Olesen J. Epidemiology of headache in a general population-a prevalence study. J Clin Epidemiol. 1991; 44:1147-1157
  • Schwartz BS, Stewart WF, Simon D, Lipton RB. Epidemiology of tension-type headache. JAMA 1998 Feb 4; 279(5): 381-3
  • Silberstein SD, Lipton RB, Goadsby PJ. Headache in clinical practice. Chapt. 7-8. Ed: Isis Medical Media Ltd.1998
  • Olesen J, Tfelt-Hansen P, Welch MA. The Headaches. Raven Press, NY. 1993: 439-443.
  • Pryse-Phillips W, Findlay H, Tugwell P, Edmeads J, Murray TJ, Nelson RF. A Canadian population survey on the clinical, epidemiologic and societal impact of migraine and tension-type headache. Can J Neurol Sci 1992;19(3):333-9
  • Nappi G, Granella F, Sandrini G, Manzoni GC. Chronic Daily Headache. How Should it be Included in the IHS Classification?. Headache 1999;39:1-7

 

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