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"RUOLO DEL TRATTAMENTO RIABILITATIVO" NELLE CEFALEE ASSOCIATE AD ALGIE CERVICALI

Claudio Lisi

Servizio di Recupero e Rieducazione Funzionale Cattedra di Medicina Fisica e Rieducazione Funzionale I.R.C.C.S. Policlinico "San Matteo" Pavia

 

L’impostazione del trattamento riabilitativo nei pazienti cefalalgici è legata al ruolo che l’unità funzionale del rachide cervicale riveste in alcuni tipi di cefalea.

Dal punto di vista funzionale i rapporti che intercorrono tra rachide cervicale e cefalea sono stati studiati da R. Maigne che ha identificato alcune forme di cefalea riconducibili a sofferenza della colonna cervicale e che sono definite da una precisa sintomatologia obiettiva, rilevabile con un accurato esame, secondo i dettami della semeiotica manipolativa.

Gli studi condotti da Maigne hanno permesso di riconoscere all’origine di una cefalea cervicale una patologia disfunzionale del segmento C2-C3, di tipo meccanico, benigna e reversibile che viene denominata Disturbo Intervertebrale Minore (D.I.M.).

In base alla sintomatologia dolorosa ed al disturbo intervertebrale di partenza si distinguono:

  • Cefalea occipito-sovraorbitaria -caratterizzata da dolore sovraorbitario, da pincè-roulè doloroso del sopracciglio e da viva sensibilità dell’articolazione C2-C3
  • Cefalea occipitale "di Arnold" - forma più rara dovuta all’irritazione della branca posteriore di C2 e si manifesta con occipitalgia e pincè-roulè del cuoio capelluto con punto doloroso a livello di C2-C3
  • Cefalea auricolo-temporale - riconosciuta con il suo segno caratteristico dato dal pincè-roulè doloroso all’angolo della mandibola per interessamento della branca anteriore di C2-C3 e punto doloroso a livello di C2-C3 e di C3-C4.

In campo neurologico vengono riconosciuti diversi tipi di cefalea che si associano a cervicoalgia e Sjaastad nello studio del 1983 propose il termine di "cervicogenic headache" (CEH) riferendosi alla cefalea che originava da un "noxa" localizzata a livello del collo e nel 1990 ne ha ridefinito i criteri diagnostici.

La Società Internazionale delle Cefalee, nella classificazione del 1988(IHS Headache Classification, 1988), si è limitata ad usare il termine generico di "cefalea associata a patologie del collo" (HN).

Invece, la definizione di cefalea cervicogenica è stata accettata dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) che ha fornito anche una descrizione del quadro clinico.

 

Le proposte di trattamento riabilitativo nelle cefalee associate a cervicoalgia sono numerose e sono finalizzate alla riduzione del sintomo dolore ed al recupero della funzionalità mediante l’utilizzo della terapia strumentale, delle tecniche di rilasciamento, delle metodiche cinesiterapiche e manipolative.

Allo stesso tempo viene evidenziata la necessità dell’esercizio fisico che, attraverso un rilasciamento muscolare ed un controllo della autoregolamentazione sia vascolare che neuroendocrina, svolge una valida azione terapeutica.

E’ importante segnalare come l’impostazione di un trattamento riabilitativo non può essere standardizzata, ma deve essere adeguata al singolo caso in rapporto all’entità della sintomatologia, al grado di limitazione funzionale ed alla risposta del soggetto al trattamento.

Il segmento cervicale, punto di congiunzione tra il capo e il tronco, dal punto di vista biomeccanico gode di una grande mobilità sul piano sagittale e di una buona stabilità sul piano orizzontale e frontale che viene assicurata dall’integrità dell’unità funzionale del rachide (i due corpi vertebrali con disco interposto, le strutture articolari posteriori direttrici del movimento, le strutture capsulo-legamentose responsabili della stabilità passiva e la componente muscolare che svolge sia un’azione di movimento che di freno).

L’unità funzionale del rachide cervicale può essere soggetta a sollecitazioni improvvise che possono durare nel tempo o essere permanenti.

Vengono chiamati in causa i traumi indiretti (colpi di frusta), il sovraccarico funzionale nei disturbi statici (ricerca della visione bioculare sul piano orizzontale, ricerca dell’equilibrio), la prolungata postura scorretta del capo sia a riposo che durante la funzione.

La comparsa di cefalea induce il paziente ad accentuare la risposta muscolare tonica del tratto cervicale al fine di stabilizzare questo segmento in risposta alle sollecitazioni che possono aggravare la sintomatologia.

In tal modo si creano dei meccanismi di difesa che determinano la comparsa di limitazioni articolari sui diversi piani di movimento.

In linea generale nell’impostazione di un trattamento fisioterapico è possibile considerare una prima fase in cui gli obiettivi prioritari sono il controllo della sintomatologia algica e delle problematiche muscolari; in una fase successiva si deve mirare al recupero della funzionalità del rachide cervicale e del controllo posturale globale.

 

TERAPIA FISICA

Trova appropriata indicazione l’elettroterapia antalgica ed in particolare la T.E.N.S. (Transcutaneous Elettrical Nerve Stimulation) nelle forme di cefalea cervicogenica e di tipo tensivo nell’accezione più vasta del termine.

La letteratura fornisce dati discordanti sull’utilizzo della T.E.N.S con percentuali di miglioramento che variano tra il 50% e l’80%.

Il tipo più indicato è la forma convenzionale, onda bifasica bilanciata di tipo rettangolare asimmetrica, sotto forma di correnti antalgiche non dolorose, caratterizzate da stimoli di breve durata (60-150 msec.), di debole intensità (non superiore a 10 mA.) con frequenza relativamente alta (80-100 Hz).

L’effetto analgesico può essere ricondotto a:

  • Inibizione degli stimoli propriocettivi a livello spinale (teoria del "gate control")
  • Liberazione di sostanze oppioidi endogene
  • Blocco periferico di impulsi nocicettivi.

La durata di stimolazione è solitamente di 30 min. con la possibilità di protrarre il tempo di erogazione in caso di ricomparsa del dolore al termine dell'applicazione.

 

MASSOTERAPIA

Il massaggio terapeutico viene utilizzato soprattutto per la sua azione antalgica e decontratturante in particolare per i muscoli paracervicali, per i muscoli nucali, per i muscoli trapezio ed interscapolare.

In fase iniziale sono preferite le manovre di sfioramento e di frizione per l’elevata sensibilità riferita dal paziente, in un periodo successivo sono utilizzate anche le manovre di impastamento e di pressione allo scopo di migliorare l’irrorazione sanguigna dei tessuti superficiali e profondi. Tutte le manovre devono essere eseguite progressivamente in considerazione dell’intensità del dolore, della presenza di contratture di difesa e della tollerabilità del paziente.

 

TRAZIONI

Le trazioni cervicali consistono nell’esercitare delle forze in senso contrario rispetto alle forti pressioni che agiscono lungo l’asse del rachide allo scopo di ampliarne lo spazio intervertebrale.

La loro azione riduce i fenomeni compressivi sulle formazioni vascolo-nervose e sulle articolazioni posteriori con successiva modificazione della funzionalità distrettuale anche delle parti molli.

Le trazioni possono essere eseguite tramite una forza manuale o meccanica, possono essere continue od intermittenti ed il suo esito dipende da molti fattori, quali l’intensità, la durata, la direzione della forza applicata e la tolleranza del paziente.

Sono consigliate le trazioni manuali di tipo continuo che hanno il vantaggio di consentire al paziente maggiore tranquillità e sicurezza; le manovre sono eseguite prima in asse, poi sui vari piani di movimento in rapporto all’escursione concessa e non dolente.

La metodica consigliata consiste nel posizionare il paziente supino, con operatore, posto alle spalle, che esercita una presa bimanuale del capo, a livello sotto-occipitale, ed esegue la trazione sfruttando il peso del corpo per ottenere una maggiore ed uniforme forza distraente.

 

MANIPOLAZIONI

Il ruolo e l’efficacia delle manipolazioni vertebrali nelle cefalee di origine cervicale sono ben note tra i cultori della medicina manuale.

Condizioni indispensabili per eseguire una manipolazione vertebrale sono l’esecuzione di esame clinico, secondo le indicazioni della semeiotica manipolativa, e di una radiografia.

La presenza di eventuali controindicazioni viene evidenziata, dallo stesso esame clinico utilizzando i tests posturali per segnalare una sindrome da insufficienza circolatoria vertebro-midollare.

La modalità di esecuzione rispetta "la regola del non dolore e del movimento contrario" della scuola francese di medicina manuale secondo la quale la manipolazione viene effettuata nelle direzioni che all’esame della mobilità evidenziano un movimento indolore e libero.

 

CINESITERAPIA

Gli obiettivi della cinesiterapia sono il raggiungimento del rilasciamento muscolare attraverso il recupero della lunghezza fisiologica dei muscoli cervicali, la risoluzione degli squilibri muscolari ed il recupero delle limitazioni articolari; tale procedura deve coinvolgere tutta la colonna vertebrale evitando la comparsa di compensi nei distretti inferiori dorsali e lombari.

La cinesiterapia attiva viene eseguita scegliendo:

  • Esercizi a difficoltà crescente prima in scarico poi contro gravità e resistenza indirizzati al recupero articolare mediante stabilizzazione ritmica in posizione dapprima simmetrica e successivamente al limite dell’escursione articolare permessa
  • Esercizi terapeutici per il ripristino della funzione di stabilizzazione della muscolatura del rachide sia anteriore che posteriore mediante isometriche effettuate con il capo in allineamento assiale.

L’entità degli esercizi è progressiva e per la posizione fuori carico vengono consigliati:

  • Esercizi di retroposizione del capo
  • Esercizi di autoallungamento del rachide con retroversione del bacino
  • Esercizi di flesso-estensione del capo in isometria contrastata
  • Esercizi in isotonia più tenuta peri muscoli flessori laterali e rotatori del capo del capo rachide.

Una volta regredita la sintomatologia algica e ripristinato un buon controllo della postura del capo gli esercizi vengono eseguiti in posizione sotto carico.

Le manovre più utilizzate sono:

  • inversione veloce della contrazione dei muscoli agonisti-antagonisti (quick reversal)
  • contrazione concentrica con isometria finale del muscolo e rilasciamento (hold relax)
  • contrazione e rilasciamento ripetuti del muscolo secondo la tecnica di Jacobsen.

Sono anche indicati gli esercizi per la rieducazione respiratoria da abbinare agli esercizi posturali. E’ importante modificare gli atti respiratori insegnando al paziente sia a correggere la prevalenza della respirazione di tipo superficiale molto spesso presente nei soggetti cefalalgici, sia ad eseguire una respirazione fisiologica profonda.

 

CONTROLLO POSTURALE

Per atteggiamento posturale scorretto si indica, secondo i presupposti biomeccanici, il mantenimento errato dei segmenti del rachide con conseguente risposta muscolare incongrua di tipo permanente che comporta un carico di lavoro maggiore ed un dispendio energetico muscolare.

Gli esercizi non vengono limitati al solo tratto cervicale, ma sono inseriti anche nella fase finale ed insegnati al paziente in modo da recuperare il normale ritmo cervico-dorso-lombare, catena cinetica che è spesso alterata nei pazienti con problematiche relative al rachide cervicale.

Si deve cercare di raggiungere, attraverso un lavoro globale di tutti i distretti muscolari del rachide, il recupero di una nuova statica della colonna vertebrale non influenzata dalle posizioni viziate, dal sovraccarico delle strutture articolari e dalle contratture muscolari.

Questa fase di trattamento può risultare abbastanza complessa perché è richiesta la partecipazione attiva del paziente che deve apprendere i meccanismi di controllo posturale e soprattutto deve essere in grado di mantenere la correzione nel tempo.

Alla dimissione dal trattamento riabilitativo, al fine di prevenire le possibili recidive, si raccomanda al paziente di eseguire quotidianamente a domicilio gli esercizi, in particolare quelli per il controllo posturale che devono diventare automatici con l’allenamento; inoltre vengono dati consigli di igiene di vita come:

  • dormire supino con un cuscino basso, eventualmente in decubito laterale con un cuscino adeguato che mantenga in asse il rachide
  • evitare la posizione prona che costringe il rachide in estensione
  • in caso di lavoro d’ufficio, usare un piano di lavoro con un’inclinazione di 45° in modo da evitare una contrattura muscolare che diventa antalgica quando il rachide cervicale assume una posizione flesso-anteposta per un tempo prolungato
  • nei lunghi viaggi in automobile, interrompere la guida periodicamente per evitare ripetute microsollecitazioni che potrebbero riacutizzare la sintomatologia.

 

BIBLIOGRAFIA

Headache Classification Committee of the International Headache Society:
Classification and diagnostic criteria for headache disorders, neuralgia and facialpain
Cephalalgia 1988;7(Suppl 8):1-96

Sjaastad O., et al.
Cervicogenic headache: diagnostic criteria.
Headache 1990; 30:725-726

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Cervicogenic headache: diagnostic criteria.
Headache 1998; 38:442-445

Maigne R.,
Doleurs d’origine vertébral et traitements par manipolations,
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White AA., Panjabi MM.

Clinical biomechanics of the spine
J.B. Lippincott Co., Philadelphia, Toronto, 1987

Garcia JL.
Cefalee croniche e patologia funzionale del rachide cervicale
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Cailliet R.
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