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QUALITA' DELLA VITA E ASPETTI SOCIO-ECONOMICI DELL'EMICRANIA

Dr. Fabio Antonaci, Dr.ssa Sara Ghirmai

Centro Cefalee e Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita’ di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino

 

L’emicrania è una malattia cronica invalidante, caratterizzata dalla comparsa di attacchi periodici di mal di testa più o meno intensi, che si protrae per un lungo periodo della vita del paziente. Generalmente l’età d'insorgenza è compresa tra i 15 e i 35 anni. La frequenza e il numero degli attacchi varia notevolmente da paziente a paziente, sebbene si possa affermare, almeno approssimativamente, che il 60% delle donne ed il 50% degli uomini presenta almeno un attacco al mese.

A differenza di quanto comunemente si pensa, l’emicrania comporta costi ingenti sia di tipo economico che di carattere sociale, essendo una patologia invalidante in grado di limitare e/o compromettere severamente la capacità di far fronte ai propri impegni in ambito familiare e lavorativo. L’impatto economico dell’emicrania può essere suddiviso in costi diretti e costi indiretti: i primi comprendono tutte le spese relative alla diagnosi e al trattamento (quali visite ambulatoriali, ricoveri in ospedali o in altre strutture, indagini diagnostiche, ecc.), mentre i secondi sono valutabili in termini di elevata incidenza delle assenze sul lavoro (ore di lavoro perse a causa dell’emicrania) e di ridotta produttività (ore di lavoro con minore efficienza) rispetto allo stato di salute. Oltre alle attività lavorative remunerate, l’emicrania ostacola anche il normale svolgimento delle faccende domestiche. Secondo studi recenti gli effetti dell’emicrania sulle attività quotidiane dei pazienti affetti comportano, inoltre, notevoli difficoltà nelle relazioni con familiari, amici e colleghi di lavoro. Tali limitazioni, unitamente al costante stress psicologico, presente anche tra un attacco e il successivo, incidono negativamente sulla personalità e sull’umore dell’individuo, traducendosi in una ridotta qualità della vita, come documentato da studi recenti condotti sia nel Nord America che in Europa.

 

COSTI DIRETTI

In questa categoria rientrano i costi sostenuti dai pazienti per i farmaci sintomatici o preventivi, (spesso elevati, soprattutto se si tratta di specialità non a carico del Servizio Sanitario) e gli interventi medici ed ospedalieri. Quasi tutti gli emicranici fanno ricorso, generalmente a farmaci da banco, meno frequentemente prescritti dal medico curante o dallo specialista. E’ diffusa, infatti, la cultura del "soffrire in silenzio", in quanto il mal di testa è visto come un evento ricorrente della vita di tutti i giorni, con cui il paziente si rassegna a convivere. I dati forniti dalla letteratura più recente in merito al ricorso alle cure mediche sono tra loro contrastanti. Secondo alcuni studi il 56% dei pazienti emicranici è ricorso almeno una volta al medico curante, il 16% si è recato da uno specialista, mentre solo il 3% ha richiesto cure ospedaliere o esami particolari. Da altri studi, invece, è emerso che dal 77 all’85% degli emicranici ha richiesto almeno una volta assistenza medica per cefalea e che l’8% è ricorso al ricovero ospedaliero. Inoltre, i pazienti emicranici ricorrono in media più frequentemente dei pazienti non emicranici alle cure mediche, mentre le spese mediche e farmacologiche sostenute dai pazienti emicranici sono in media del 64% più elevate di quelle dei non emicranici. Ciononostante, l’impatto economico e sociale dei costi diretti è trascurabile, se paragonato a quello dei costi indiretti.

 

COSTI INDIRETTI

Dal momento che l’età di maggior incidenza/prevalenza dell’emicrania comprende gran parte dell’età lavorativa, la valutazione del reale impatto socio-economico non può prescindere dal considerare anche i costi indiretti, ossia quelli legati alla ridotta capacità produttiva. Secondo gli studi condotti in Europa allo scopo di valutare gli effetti dell’emicrania sulle performance lavorative, gli attacchi emicranici comportano la perdita da 1 a 4 giorni lavorativi per anno così come un paziente affetto può essere costretto a lavorare da 1 ad 8 giorni per anno durante un attacco emicranico. L’American Migraine Study ha rilevato che il 50% delle donne affette da emicrania perdeva 3 o più giorni lavorativi per anno, mentre il 31% si assentava per 6 o più giorni, dimostrando che diverse sono le variabili che possono influenzare i costi indiretti dell’emicrania. In particolare è stato dimostrato che nelle donne attacchi di durata superiore alle 24 ore comportavano una aumentata probabilità di riscontrare un calo di produttività o un’assenza lavorativa, mentre tra i maschi l’intensità del dolore risultava essere la variabile più fortemente predittiva di una ridotta performance lavorativa. Secondo una recente stima, l’attacco di emicrania può ridurre del 50% circa l’efficienza lavorativa. Non deve, quindi, sorprendere il fatto che gli emicranici presentino/sperimentino minori possibilità di impiego e potenzialità di guadagno. E’ stato pertanto suggerito che tra gli emicranici possa aver luogo un fenomeno noto come "selezione sociale". Secondo tale ipotesi l’interruzione degli studi academici o dell’occupazione può condurre ad una deriva socioeconomica verso le classi meno abbienti.

Secondo l’Unione Europea, i costi indiretti in termini di ridotta produttività per emicrania possono essere stimati in 10 miliardi di ECU all’anno. Tale cifra sottolinea il risparmio che si potrebbe ricavare da una miglior gestione in termini di inquadramento diagnostico-terapeutico dell’emicrania.

 

La qualità della vita correlata alla salute (QdV) è diventata recentemente un importante strumento aggiuntivo/supplementare nella valutazione dell’impatto individuale della malattia. La QdV viene valutata utilizzando questionari che combinano la percezione soggettiva della condizione di vita del paziente e una quantificazione oggettiva dei fattori di salute. Nei recenti studi sulla QdV dei soggetti emicranici sono stati utilizzati sia questionari generici, utili nel confrontare popolazioni di studio e patologie differenti, che specifici. Attualmente lo Short-Form Health Survey (SF-36) e il Migraine Specific Questionnaire (MSQ) sono i questionari auto-somministrati maggiormente in uso; entrambi sono suddivisi in varie sezioni, ognuna delle quali esamina i vari aspetti delle condizioni di vita del paziente con un indice/scala, che può assumere valori compresi tra 0 e 100 (ai valori più elevati corrisponde una miglior QdV). Recentemente utilizzando l'SF-36, è stata confrontata la QdV dei pazienti emicranici con quella dei pazienti affetti da altre patologie croniche (depressione, osteoartrite, diabete e ipertensione arteriosa). Dallo studio è emerso che i pazienti emicranici mostrano una restrizione delle attività quotidiane, nonché un dolore fisico significativamente maggiore rispetto ai pazienti affetti da altre patologie, con una maggior compromissione anche a carico della salute mentale e delle attività sociali rispetto a tutti gli altri gruppi, ad eccezione dei depressi. Il fatto che l'emicrania sia percepita dai pazienti come maggiormente invalidante rispetto a patologie potenzialmente letali ne sottolinea l'impatto socio-sanitario. Altri studi hanno dimostrato che il permanente stato di malessere psicofisico, in cui versano i soggetti emicranici tra un attacco e l’altro, comporta una costante compromissione della QdV anche nei periodi liberi da cefalea. L’impatto dell’emicrania e delle paure/ansietà associate ad essa, infatti, conduce l’emicranico a modificare il proprio comportamento, evitando ogni fattore scatenante, ivi inclusi stress emotivi sia in ambito lavorativo che familiare, favorendo l’insorgere di sentimenti di frustrazione, depressione del tono dell’umore, disturbi psicosomatici di varia natura. Tale condizione interferisce negativamente con l’efficienza lavorativa del paziente emicranico, minando le capacità decisionali dell'individuo, favorendone l’insicurezza, a fronte di una patologia spesso "imprevedibile", che tende a sovvertire lo schema organizzativo adottato dal paziente al fine di condurre una vita quanto più possibile "normale". Date le ripercussioni sulle vita affettiva, sociale e lavorativa del soggetto emicranico vanno ben oltre la sfera individuale del singolo paziente, coinvolgendo spesso familiari, amici, colleghi, che possono accusare delle difficoltà nel far fronte alle continue richieste di aiuto, nonché nel doversi accollare le responsabilità lavorative del paziente. Da uno studio condotto in Canada è emerso, infatti, che il 79% dei soggetti emicranici manifesta difficoltà nelle relazioni con amici, familiari e colleghi a causa dell’emicrania, mentre il 74% riferisce un certo deterioramento dei rapporti con il partner. Il 78% di essi, inoltre, è costretto a limitare più o meno sensibilmente le normali attività quotidiane.

Un altro questionario proposto per la valutazione della disabilità è il Migraine Disability Assessment questionnaire (MIDAS), che considera i gironi persi a causa dell’emicrania nei 3 mesi precedenti la somministrazione, in riferimento a 3 aree: quella dell’attività lavorativa o scolastica, quella delle attività domestiche, e infine quella delle relazioni sociali e del tempo libero. Sulla base del punteggio fornito dal questionario si individuano 4 gradi di disabilità: grado I (punteggio 0-5, disabilità bassa o nulla); grado II (punteggio 6-10, disabilità lieve); grado III (punteggio 11-20, disabilità media); grado IV (punteggio > 21, disabilità elevata).

In conclusione, l’emicrania è una patologia ad andamento cronico, disabilitante, che comporta un notevole impatto economico e sociale, soprattutto in termini di costi indiretti ossia di ridotta produttività. Il costante stato di malessere psicofisico in cui versano i soggetti emicranici causano periodi ricorrenti di disabilità o di limitata efficienza, in cui non solo sono ridotte le capacità lavorative, ma anche il ruolo sociale dell’individuo viene fortemente limitato. Dal momento che il costo della patologia grava in massima parte sui pazienti e sul sistema produttivo (solo in minor misura sui sistemi sanitari dei diversi Paesi), sono auspicabili interventi di politica sanitaria atti a ridurre il carico soppportato dai pazienti emicranici. La destinazione di maggiori risorse per la diagnosi e la cura dei disagi provocati dall’emicrania sarebbe ampiamente compensata dai benefici derivanti da un miglioramento della qualità della vita dei pazienti, che si tradurrebbe, peraltro, in un innalzamento dei livelli di efficienza economica.

 

Bibliografia essenziale

Von Korff M, et al., Neurology 1998;50:1741-1745.

Stewart WF. et al., Cephalalgia 1998; 18:44-51.

     

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