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I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI

Dr. Fabio Antonaci, Dr.ssa Sara Ghirmai

Centro Cefalee e Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita’ di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino

 

Trattamento acuto

Esistono solo aneddoti sulla maggior parte dei presidi non-farmacologici ritenuti efficaci nel trattamento dell’attacco emicranico. Durante l’attacco sono stati riportati effetti positivi con l’applicazione topica del freddo o della pressione. Vi e’ generalmente un consenso fra la maggioranza dei pazienti che l’interruzione di qualsiasi attivita’ e un'attenuazione degli stimoli ambientali, quale quella che si ha in una stanza buia e silenziosa, come anche cercare di dormire, siano efficaci nell’interrompere un attacco di cefalea anche in assenza di trattamenti farmacologici. Non vi sono al momento studi che dimostrino l’efficacia dell’associazione di trattamenti farmacologici e non rispetto al solo trattamento farmacologico.

 

Trattamento preventivo

Biofeedback

Nel corso degli ultimi 20 anni, č stata perfezionata una tecnica che si č dimostrata utile nel trattamento di alcune forme di cefalea come l'emicrania: questa tecnica, nota come biofeedback, combina la moderna tecnologia con antiche pratiche orientali e con acquisizioni della psicologia. Dispositivi piuttosto complessi vengono utilizzati per monitorare accuratamente varie funzioni dell'organismo, come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la temperatura, la tensione muscolare e l'attivitā elettrica cerebrale, funzioni di cui il soggetto non č normalmente cosciente. Fornendo all'individuo informazioni sul livello di queste attivitā, il biofeedback consente di imparare a controllare una funzione dell'organismo in precedenza non utilizzata, oppure controllata in modo involontario.

Nell’emicrania sono stati utilizzati vari tipi di biofeedback. Quello piu’ utilizzato e’ biofeedback termico con il quale il paziente impara ad elevare la temperatura del dito utilizzando un apposito registratore di temperatura. Viene considerato efficace anche il monitoraggio del volume del polso periferico addestrando il paziente ad aumentarne o diminuirne l’ampiezza. Una revisione della letteratura, che ha valutato i risultati di 25 studi controllati, ha confermato che l’efficacia del biofeedback e’ sovrapponibile a quella della terapia farmacologica preventiva. Anche le tecniche di rilassamento sono efficaci nella prevenzione delle crisi emicraniche; non vi sono invece evidenze cliniche che il biofeedback in associazione alla terapia di rilassamento sia superiore alle due metodiche impiegate separatamente. Non vi sono studi clinici che abbiano peraltro valutato l’efficacia del biofedback associato al trattamento farmacologico.

 

Tecniche di rilassamento

Secondo alcune scuole di pensiero, il ricorso alle tecniche di rilassamento che comprendono il rilassamento muscolare progressivo, gli esercizi di respirazione o esposizione a video-tapes, puo’ essere efficace al fine di ridurre la frequenza degli attacchi nel paziente emicranico. Generalmente, l’obiettivo delle tecniche di rilassamento e’ quello di agire sulla frequenza delle crisi emicraniche e non nel ridurre la durata o l’intensita’ del dolore nell’attacco; alcuni pazienti riescono tuttavia ad interrompere un’attacco di emicrania se il dolore aumenta gradualmente.

 

Terapia cognitivo-comportamentale

L’obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale e’ quello di aiutare il paziente ad identificare e modificare risposte comportamentali errate che possono scatenare o aggravare un attacco emicranico. E’ noto che particolari stati emotivi possono essere un fattore scatenante l’attacco emicranico in molti pazienti che perseverano in sentimenti di disperazione e autosvalutazione. La terapia cognitivo-comportamentale si basa sul principio che l’ansia e lo stress sono fattori aggravanti in un attacco emicranico in evoluzione e quindi promuove un approccio di adattamento alle situazioni e una progettazione di specifiche metodiche di superamento del fattore scatenante/aggravante la cefalea. Le tecniche cognitivo-comportamentali sono risultate efficaci se impiegate da sole, anche se spesso vengono utilizzate in contemporanea al biofeedback.

 

Psicoterapia

La psicoterapaia non e’ superiore al biofeedback nel trattamento preventivo dell’emicrania. E’ consigliabile che il paziente emicranico venga indirizzato allo psichiatra solo in presenza di un concomitante disturbo psichico, mentre il ricorso allo psicologo puo’ essere l’approccio migliore nei singoli casi in cui sia importante migliorare le risposte allo stress.

 

Ipnosi

Questa metodica e’ in grado di ridurre gli input sensoriali ambientali vissuti come dannosi in differenti patologie algiche e puo’ avere un importante effetto placebo. Gli studi disponibili al momento non consentono di esprimere un giudizio di efficacia di tale metodica nell’emicrania.

 

Fisioterapia, osteopatia e chiropratica

Queste metodiche non sono state oggetto di studi controllati atti a validarne l’efficacia nell’emicrania. Il razionale del loro utilizzo in questa patologia si basa sull’ipotesi di una disfunzione cervicale nella genesi dell’emicrania che non ha tuttora trovato riscontro in letteratura. Gli stessi criteri di giudizio si applicano all’agopuntura e all’uso della stimolazione eletrica transcutanea (TENS)

 

Altri provvedimenti

Il blocco anestetico locale del nervo grande occipitale e del nervo sovraorbitario, meglio se associato all’infiltrazione di corticosteroidi, sembra, secondo studi non controllati, efficace nel ridurre la frequenza di crisi emicraniche. La risposta e’ migliore nei pazienti con una cefalea associata a pregresso trauma cranio-cervicale.

L’assunzione di magnesio (600 mg/die) e’ risultata efficace nella profilassi dell’emicrania cosi’ come la riboflavina alla dose di 400 mg die. Non vi sono studi controllati sull’efficacia dell’omeopatia nella profilassi dell’emicrania.

 

Bibliografia essenziale

Diamond S, Dalessio DJ. Cefalea: Approccio Clinico. McGraw-Hill, Milano, 1994.

    

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