LA TERAPIA PROFILATTICA
Dr. Fabio Antonaci, Dr.
Alfredo Costa
Centro Cefalee e
Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita di Pavia, Istituto Neurologico C.
Mondino
Il trattamento preventivo dell'emicrania
riveste un notevole interesse in termini di aspettative per il medico e il paziente. Il
farmaco ideale dovrebbe essere quello che elimina completamente gli attacchi di emicrania
risolvendo completamente la sintomatologia del paziente. I farmaci attualmente disponibili
(farmaci preventivi), fatte sporadiche eccezioni, hanno unefficacia del 50% nel
ridurre la frequenza degli attacchi e pertanto i pazienti hanno la necessità di assumere
anche i farmaci per l'attacco emicranico (farmaci sintomatici).
Le indicazioni al trattamento preventivo
sono le seguenti: 1) due o più attacchi emicranici al mese, disabilitanti, che durano 3 o
più giorni; 2) controindicazione o inefficacia del trattamento sintomatico, 3) uso di
farmaci sintomatici superiore a 2 volte alla settimana; oppure: 4) in casi particolari:
emicrania emiplegica, attacchi di cefalea dove sia presumibile l'occorrenza di un deficit
neurologico permanente. Queste norme diventano più rigide durante la gravidanza nel caso
la cefalea diventi più intensa, e si accompagni a nausea e vomito.
Linizio della terapia di profilassi
deve essere preceduto da un periodo di osservazione di 3 mesi con sola terapia
sintomatica. I trattamenti preventivi vanno iniziati a basse dosi ed aumentati
progressivamente finché non si raggiunga l'efficacia terapeutica oppure, fino alla dose
massima per quel determinato farmaco. Va tenuto presente che spesso i pazienti emicranici
necessitano di un dosaggio dei farmaci preventivi più basso rispetto a quanto avviene per
altre indicazioni (es. amitriptilina). E' inoltre importante ricordare che talvolta in
alcuni pazienti è necessario un aumento dei dosaggi fino alle massime dosi tollerate
prima che il farmaco venga considerato inefficace. La terapia preventiva va proseguita per
cicli di almeno 3-6 mesi. Da tener presente nella valutazione della risposta alla terapia
è la necessita di monitorare su apposito diario le principali caratteristiche delle
crisi residue e luso di analgesici per almeno tre mesi dallinizio della
terapia.
Al fine di ottenere dalla terapia
preventiva il massimo benefico possibile è necessario che il paziente non faccia abuso di
analgesici o di ergotaminici. Va inoltre ricordato che gli estroprogestinici, la terapia
sostitutiva ormonale o farmaci vasodilatatori come la nifedipina o la nitroglicerina
possono interferire con la terapia preventiva.
Scopo fondamentale del trattamento è
quello di prevenire o rimuovere la cefalea ed i sintomi associati all'emicrania e
restituire al paziente la capacità di "funzionare" normalmente.
La terapia preventiva dell'emicrania si
fonda su quattro classi di farmaci: beta-bloccanti, calcio-antagonisti, antidepressivi
triciclici e antagonisti serotoninergici che sono efficaci nella prevenzione degli
attacchi di emicrania sulla base di meccanismi dazione molteplici e differenziati.
Beta-bloccanti
I beta-bloccanti privi di attivita'
simpaticomimetica intrinseca sono i piu' efficaci. Tra questi, il propranololo
(beta1/beta2 non selettivo) e' il farmaco piu' largamente utilizzato (40-240 mg). E
un farmaco di prima scelta se non vi sono controindicazioni, ma non va associato ad
ergotamina, specie nei pazienti affetti da emicrania con aura, per il possibile
potenziamento della vasocostrizione del circolo encefalico. Metoprololo (100-200 mg),
atenololo (50-100mg), timololo (10-20mg) e nadololo (40-240 mg) presentano la medesima
efficacia ed effetti collaterali sovrapponibili (ipotensione, bradicardia, broncospasmo,
ipoglicemia in soggetti diabetici). E necessario utilizzare dosi crescenti per
raggiungere la dose di mantenimento; la sospensione va fatta gradualmente.
Calcio-antagonisti
Appartengono a questa classe di farmaci
la flunarizina, la cinnarizina e il verapamil.
La flunarizina rappresenta il farmaco di
impiego piu' frequente, benche non sia privo da effetti collaterali. La
somministrazione per periodi protratti puo indurre un parkinsonismo iatrogeno.
Inoltre, la flunarizina aumenta i livelli plasmatici di prolattina, probabilmente
riducendo il tono dopaminergico tubero-infundibolare che regola il rilascio di prolattina
dall'ipofisi. Altri effetti collaterali sono rappresentati da depressione del tono
dell'umore e aumento del peso corporeo. Sono di solito sufficienti dosaggi di 5 mg/die per
20 giorni/mese per cicli di tre mesi ripetibili, dopo un mese di sospensione, anche 2-3
volte/anno. Sono generalmente necessarie 4-5 settimane per il raggiungimento di livelli
plasmatici stabili e per la comparsa dell'effetto terapeutico. Obesita', depressione del
tono dell'umore (anche solo anamnestica) ed eta' avanzata sono da considerare quali chiare
controindicazioni alla somministrazione di flunarizina. Anche la cinnarizina, alle dosi di
75-150mg/die, si e' rivelata utile nella profilassi dell'emicrania; puo produrre
sonnolenza e aumento dell'appetito.
Il verapamile viene invece utilizzato al
dosaggio di 160-320mg/die e trova indicazione in presenza di depressione, ipertensione e
tachicardia; puo essere somministrato per cicli di 4-6 mesi.
Altri calcio-antagonisti come la nifedipina
e nimodipina sono totalmente inefficaci nellemicrania.
Antagonisti dei
recettori serotoninergici 5-HT2
Appartengono a questa classe
metisergide (non piu in commercio in Italia) e pizotifene. Il pizotifene e'
sconsigliato in soggetti obesi, poiche' puo' indurre un aumento dellappetito.
Puo, inoltre, causare nausea, vomito, vertigini e sonnolenza. Il farmaco si
somministra alla dose di 0.5-3 mg/die, possibilmente in somministrazione serale; possono
essere efficaci cicli di 3 mesi/anno, con un mese intervallati da un mese di sospensione.
Antidepressivi
triciclici
L'amitriptilina e
lunico farmaco di questa categoria che, seppure non di prima scelta, e' indicato nei
pazienti in cui sia presente anche depressione del tono dell'umore, ansia, insonnia e
cefalea di tipo tensivo. Va impiegata al dosaggio di 25-100 mg/die in unica
somministrazione serale, iniziando con dosi ridotte.
Antiepilettici
Il valproato sodico si e' dimostrato
utile nella prevenzione degli attacchi di emicrania e della cefalea cronica quotidiana. La
sua efficacia e' correlata all'aumento dell'attivita' GABAergica che probabilmente si
esplica nell'ipotalamo, nella corteccia cerebrale e nel nucleo del rafe dorsale, i cui
recettori GABA-ergici controllano l'attivita' di cellule 5-HTergiche. Inoltre esso
potrebbe controbilanciare la ipereccitabilita' neuronale indotta dal glutammato. Al
dosaggio di 600mg/die, trova indicazione nell'epilessia e anche nei disturbi d'ansia e nei
disturbi dell'umore, nelle forme ad elevata frequenza di crisi e dopo la disintossicazione
da abuso di analgesici si puoi salire a dosi di 1-1.2 gr die. Particolari
precauzioni da adottare:iniziare con basse dosi, controllare lemocromo, la
funzionalita epatica e la coagulazione, monitorare i livelli plasmatici
Altri
La diidroergotamina a lento rilascio e
il naprossene sodico sono indicati nella profilassi episodica o mini-profilassi ciclica
della emicrania del fine settimana e dell'emicrania mestruale. La diidroergotamina a lento
rilascio alla dose di 5mg due volte al di puo essere impiegata nel fine settimana
(36-48 ore) o nelle crisi mestruali (10-12 gg).
Il Naprossene sodico e impiegato alla
dose di 550mg x 2 volte al di nel fine settimana (36-48 ore) o nelle forme mestruali (6-8
gg).
Non piu utilizzata rispetto al
passato la lisuride, un farmaco dopamino-agonista.
Alcuni inibitori selettivi della
ricaptazione della serotonina (SSRI), come la fluoxetina e il citalopram, sono stati
utilizzati nel trattamento dell'emicrania, ma la loro efficacia non e ancora stata
comprovata da studi clinici controllati. Gli SSRI sono pertanto da considerare
un'alternativa agli antidepressivi triciclici tradizionali solo nelle forme emicraniche
associate a depressione, in cui questi ultimi abbiano perso efficacia o risultino
controindicati per la presenza di patologie associate (tachiaritmie, ipertrofia
prostatica, glaucoma, etc.).
Bibliografia essenziale
Silberstein SD, Lipton RB, Goadsby PJ. Headache in
Clinical Practice. Isis Medical Media, Oxford, 1988.