Centro Cefalee e
Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C.
Mondino
I meccanismi sottesi alla patogenesi
dellemicrania, sia in termini di "malattia" che di singolo attacco, sono
ancora largamente sconosciuti. Varie ipotesi sono state proposte nel corso degli anni, ma
nessuna è in grado di spiegare il fenomeno emicranico in tutte le sue sfaccettature;
nessuna teoria, inoltre, e stata provata in modo inequivocabile.
Una delle possibili spiegazioni e che
la cefalea di tipo emicranico sia il risultato di una sequenza di eventi primariamente vascolari.
Ray e Wolff hanno infatti dimostrato, oltre 50 anni fa, che il dolore pulsante tipico
dellemicrania puo essere replicato selettivamente attraverso stimolazione
faradica o meccanica delle arterie durali o del circolo del Willis. Piu
recentemente, Friberg et al. hanno dimostrato che in corso di crisi emicranica si realizza
una dilatazione dellarteria cerebrale, che viene contrastata dalla somministrazione
di sumatriptan.
Contro la semplicistica ipotesi vascolare,
Moskowitz propose, circa 15 anni fa, lipotesi dellinfiammazione neurogena,
suffrangandola, nel corso degli anni, con dati ottenuti da approfondite sperimentazioni
condotte prevalentemente sul ratto. Moskowitz focalizzo lattenzione sul fatto
che i vasi cerebrali e meningei possiedono uninnervazione diffusa da parte di fibre
sensoriali amieliniche del tipo C. Attraverso tale innervazione, il dolore a partenza
viscerale puo essere riferito a strutture superficiali. I corpi cellulari di queste
fibre si trovano principalmente nella divisione oftalmica del ganglio trigeminale del
Gasser e, nel loro insieme, costituiscono il sistema trigemino- vascolare. La
distribuzione unilaterale degli assoni concorda con lunilateralita del dolore
emicranico. Secondo lipotesi "trigemino-vascolare" di Moskowitz,
lattacco di emicrania sarebbe il risultato della seguente sequenza di eventi: 1)
intervento di un trigger non precisato, e forse di variazioni ioniche a livello delle
terminazioni nervose, con rilascio di sostanze nocicettive che stimolano le fibre C; 2)
trasmissione centrale del dolore al nucleo trigeminale caudale; 3) rilascio di
neuropeptidi vasoattivi in corrispondenza delle terminazioni nervose perivascolari
attraverso un meccanismo simile ai riflessi assonali; 3) infiammazione neurogena a livello
della dura madre con vasodilatazione; 4) stravaso proteico plasmatico durale ed ulteriore
rilascio di sostanze algogene; 5) sensibilizzazione delle terminazioni nervose, che causa
il mantenimento della cefalea.
Oltre al sistema trigemino-vascolare, altri
sistemi neurovascolari, come il simpatico e il parasimpatico, sarebbero coinvolti nel
determinismo dellattacco emicranico. Il sistema simpatico-vascolare (adrenergico) è
costituito da fibre che originano dal ganglio cervicale superiore e si portano ai rami
dell'arteria carotide interna. Tale sistema contribuisce, in condizioni normali, a
mantenere il tono vascolare, mentre induce costrizione riflessa nei rami cerebrali più
periferici in condizioni di estrema ipertensione. Il sistema parasimpaticovascolare, le
cui fibre originano dal ganglio sfenopalatino per innervare la carotide interna e le sue
diramazioni, induce vasodilatazione mediante rilascio di polipeptide vaso-intestinale
(VIP) e acetilcolina. Secondo gli studi di Lance e poi di Goadsby, questi due sistemi
vengono probabilmente attivati durante gli attacchi di emicrania come bracci efferenti di
un arco riflesso, la cui afferenza è rappresentata dalle fibre trigeminali.
La commercializzazione, avvenuta nei primi
anni 90, del sumatriptan, un farmaco ad azione agonista selettiva per i recettori
per la serotonina (5-HT), appartenenti alla famiglia dei 5-HT1, indicato nella
terapia sintomatica dell'attacco emicranico, ha risvegliato l'interesse sulla 5-HT, il cui
ruolo nella fisiopatogenesi dellemicrania era già stato postulato negli anni '50.
Secondo la teoria vascolare della emicrania, 5-HT viene liberata dalle piastrine ed agisce
costringendo direttamente le arteriole intracraniche. L'esistenza di vie centrali
5-HTergiche che originano dal nucleo del rafe dorsale (NRD) e proiettano alle arterie
cerebrali fa ritenere che il tono vascolare dei vasi cefalici sia strettamente controllato
da meccanismi più complessi e che l'efficacia di alcuni farmaci antiemicranici non si
esplichi esclusivamente a livello vascolare. La presenza di sintomi prodromici all'attacco
emicranico (fame, bisogno di zucchero, modificazioni del tono dell'umore, sbadiglio)
suggerisce un coinvolgimento dell'ipotalamo durante la crisi emicranica. L'ipotalamo
e attraversato da fibre 5-HTergiche che originano dal NRD e si portano alla
corteccia frontale.
E probabile, comunque, che i sistemi
descritti rappresentino l'effettore periferico di complessi meccanismi patogenetici che
originano nel sistema nervoso centrale. Molteplici fattori, come insulti chimici,
elettrici o modificazioni metaboliche sono in grado di attivare il sistema
trigeminovascolare. La depressione corticale cerebrale, un fenomeno osservato in animali
di laboratorio e caratterizzato da un fronte d'onda di depolarizzazione elettrica che
dalle regioni posteriori del cervello si propaga anteriormente seguendo la
citoarchitettonica (e non i territori vascolari) cerebrale, è ritenuto un possibile
meccanismo patogenetico dell'aura emicranica. La depressione corticale cerebrale potrebbe
indirettamente essere responsabile del dolore emicranico per depolarizzazione di fibre
sensitive trigeminali perivascolari. Il glutammato potrebbe essere il principale
responsabile della depressione corticale cerebrale e della eccitotossicita, in
quanto e stato dimostrato che gli antagonisti del glutammato (come lMK-801)
bloccano la depressione corticale cerebrale. La depolarizzazione delle fibre
trigeminovascolari potrebbe avvenire anche ad opera del nitrossido (NO), molecola prodotta
a seguito di attivazione dei recettori NMDA.
Con riferimento alle amine, non va
dimenticato il ruolo, secondo alcuni autori di primo piano, svolto dalla dopamina
nell'emicrania. A favore di questo ruolo giocano: il riscontro di associazioni genetiche
tra polimorfismi dei recettori per la dopamina (D2) e forme cliniche particolari
dell'emicrania (ad esempio con aura, o comorbida con disordini psichiatrici), l'efficacia
di farmaci che interagiscono con i recettori dopaminergici centrali e periferici, sia
sull'attacco che nella profilassi (lisuride e metoclopramide, ad esempio), e numerose
evidenze neuroendocrine e neurofisiologiche ottenute nel corso degli ultimi 25 anni.
Bibliografia essenziale
Lauritzen M., Pathophysiology of the
migraine aura. The spreading depression theory. Brain, 117:199-210, 1994
Moskowitz M.A., Macfarlane R.,
Neurovascular and molecular mechanisms in migraine headache. Cerebrovasc. Brain Metab.
Rev., 5:159-177, 1993
Nappi G., Manzoni G.C. (eds.), Manuale
delle cefalee, Milano, Cluster Press, 1990
Olesen J., Tfelt-Hansen P., Welch K.M.A. (eds.), The
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