FATTORI GENETICI E
COMORBIDITA' EMICRANICA
Dr. Alfredo Costa
Centro Cefalee e
Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C.
Mondino
Le caratteristiche con cui si
lemicrania si manifesta sono assai variabili: alcuni pazienti presentano certamente
una predisposizione familiare a sviluppare il disordine; occorre inoltre considerare,
nellambito delleterogeneità dellemicrania, il ruolo della comorbidità,
ovvero della associazione non casuale di altre condizioni patologiche nei pazienti
emicranici, che presenta una frequenza superiore a quella che si riscontra negli individui
normali e suggerisce lesistenza di fattori eziologici comuni. Questa sezione inizia
con una descrizione delle evidenze attualmente disponibili sulla componente genetica
dellemicrania; viene quindi trattato il tema della comorbidità, con particolare
riferimento ad alcune patologie associate (disturbi dellumore e dansia,
epilessia, asma) e a come esse possono influenzare la diagnosi e il trattamento
dellemicrania. Numerosi studi hanno dimostrato la tendenza dellemicrania a
presentarsi in più membri della stessa famiglia o in generazioni successive: il 60-80%
dei pazienti con emicrania con aura presentano familiarità per il disordine, mentre gli
studi non sembrano indicare una associazione così stretta per lemicrania senza
aura, forse perché questa forma è meno facilmente diagnosticata. Poiché i membri di una
famiglia presentano le stesse condizioni di vita, è possibile che fattori ambientali
siano responsabili della concentrazione familiare dellemicrania; tuttavia molti
studi hanno implicato fattori ereditari, suggerendo la presenza di una predisposizione al
disordine. Ad esempio, lemicrania emiplegica familiare è associata a ben precise
alterazioni genetiche, (localizzate sul cromosoma 19 o sul cromosoma 1), e sono in corso
numerosi studi per identificare marker genetici di tutte le altre forme emicraniche.
E improbabile, tuttavia, che i fattori genetici siano i soli determinanti del
disordine, in considerazione del fatto che l interazione tra genotipo ed ambiente è
un fenomeno estremamente complesso.
La diagnosi ed il trattamento
dellemicrania sono influenzati dalla coesistenza di altre patologie, ma la natura di
questa associazione non è ancora chiara. Tra i disordini più frequentemente osservati
negli emicranici vi sono i disturbi dellumore e dansia, i disturbi
cardio-cerebrovascolari e lepilessia.
Disturbi dellumore
Studi di prevalenza hanno evidenziato una
stretta relazione tra la depressione dellumore e lemicrania:
- I pazienti emicranici hanno un rischio di sviluppare
depressione maggiore di 4.5 volte più elevato rispetto ai soggetti di controllo
- La frequenza con cui i pazienti emicranici senza depressione
sviluppano manifestazioni depressive è 3 volte maggiore rispetto alla popolazione
generale di pazienti
- Pazienti depressi senza emicrania sviluppano
lemicrania con frequenza di 3 volte maggiore che nei pazienti non depressi
Il rischio che ciascuna patologia comporta
nei confronti dellaltra indica che non può trattarsi di una associazione casuale.
La spiccata comorbidità delle due condizioni ha favorito lo sviluppo di varie ipotesi
patogenetiche. Ad esempio, lintenso dolore che caratterizza lemicrania
potrebbe predisporre il soggetto allo sviluppo di manifestazioni depressive; daltro
canto, il disturbo dellumore potrebbe esso stesso comportare una riduzione della
soglia del dolore e della tolleranza al dolore, favorendo il ripetersi degli attacchi
emicranici. E inoltre possibile che lemicrania e la depressione siano entrambe
legate ad alterazioni che coinvolgono la serotonina, neurotrasmettitore che gioca un ruolo
fondamentale nella patogenesi di numerosi disordini. In ogni caso, il medico deve
considerare con la massima attenzione la contemporanea presenza di emicrania e depressione
in un paziente: è noto, ad esempio, che farmaci utilizzati nel trattamento
dellemicrania possono causare sintomi depressivi, e sono pertanto controindicati in
caso di comorbidità. Daltra parte, un trattamento dellemicrania disgiunto da
quello del disturbo dellumore può lasciare inalterati sintomi (ad esempio i
disturbi del sonno, o la ridotta concentrazione) che compromettono la qualità della vita
del paziente. Pertanto, un trattamento efficace dei pazienti emicranici con depressione
dellumore deve essere basato su principi che riducano al minimo le complicanze
associate ad entrambe le condizioni. In alcuni casi, può essere efficace la monoterapia:
ad esempio, vi sono evidenze di una buona risposta dei pazienti emicranici a farmaci
antidepressivi triciclici come lamitriptilina e la doxepina. Va tuttavia segnalato
che non sempre esiste lindicazione alluso di questi farmaci (vedi oltre) nella
terapia profilattica dellemicrania.
Disturbi dansia
Pazienti con disturbi dansia sono
affetti da emicrania con frequenza elevata, ma non è noto se la presenza dellansia
rappresenti un fattore di rischio o piuttosto una conseguenza dellemicrania, o se le
due condizioni siano caratterizzate da un terreno patogenetico comune. Si ritiene comunque
che esistano strette interrelazioni, per cui un paziente emicranico potrebbe essere
predisposto allo sviluppo di disturbi dansia e viceversa. Un recente studio di
popolazione su oltre 10.000 soggetti ha rivelato che chi è affetto da un disturbo da
attacchi di panico è maggiormente suscettibile allemicrania, e che i pazienti con
sintomatologia da panico più intensa e frequente rappresentano il 25% dei soggetti con
emicrania nellambito dellintero campione studiato. Questi dati sono in linea
con altri studi di popolazione, che mostrano una associazione significativa tra emicrania
ed attacchi di panico se si considera la prevalenza nellarco della vita. Anche la
comorbidità tra emicrania e disturbi dansia ha importanti implicazioni in ambito
terapeutico. Molti dei farmaci efficaci nella profilassi dellemicrania, quali ad
esempio i triciclici (come lamitriptilina) e gli inibitori delle monoamino-ossidasi
(I-MAO) (come la fenelzina), sono in grado di attenuare la sintomatologia del disturbo da
attacchi di panico; è quindi possibile, in questi casi, fare ricorso alla monoterapia.
Invece, alcuni farmaci anti-emicranici, come ad esempio i beta-bloccanti, non sembrano
essere efficaci nel trattamento degli attacchi di panico, e non rappresentano pertanto una
scelta ottimale.Dati recenti suggeriscono che la combinazione di disturbi dellumore
e disturbi dansia è significativamente associata allemicrania: pazienti con
elevati livelli dansia nellinfanzia presentano un più alto rischio di essere
affetti da emicrania nelladolescenza o in età adulta, ma anche di sviluppare
disturbi depressivi. Ciò sottolinea come le tre condizioni siano strettamente e
reciprocamente collegate.
Disturbi cardio-cerebrovascolari
I pazienti emicranici presentano con
frequenza maggiore rispetto alla popolazione generale disturbi sia di interesse
cardiologico ed internistico (malattia di Reynaud, prolasso della valvola mitrale,
ipertensione arteriosa) che, in alcuni casi, neurologico (ictus cerebrale).
Lassociazione con il prolasso mitralico è frequente nel sesso femminile, mentre
quella con lipertensione è presente in entrambi i sessi. La comorbidità
dellemicrania con queste condizioni non ancora ha basi ben definite, tuttavia molti
studi sono attualmente in corso per valutare il peso di determinanti genetici e quello
dellambiente. Lipertensione, ad esempio, è verosimilmente una malattia
poligenica (cioè legata al concorso di più geni) come lemicrania, ma il ruolo di
fattori acquisiti, che è indubbio, complica ulteriormente il quadro fisiopatogenetico. Va
inoltre ricordato che lipertensione è uno dei fattori principali associati alla
cronicizzazione dellemicrania. Lassociazione con lictus cerebrale è
stata dimostrata solo nelle giovani donne: in uno studio su pazienti di sesso femminile
che avevano accusato una lesione ischemica, la frequenza dellemicrania (sia nella
forma con aura che senza aura) è risultata essere significativamente maggiore che nel
gruppo di controllo. Inoltre, uno studio ha dimostrato che in donne sotto i 35 anni la
presenza di emicrania rappresenta lunico fattore significativamente associato alla
comparsa di lesioni ischemiche cerebrali. Anche in questo caso, fattori genetici
potrebbero essere alla base della comorbidità tra emicrania ed accidenti
cerebrovascolari, considerato peraltro che lipertensione arteriosa è di per sé un
ben noto fattore di rischio per ictus cerebrale. Questo campo è attualmente oggetto di
intensa ricerca scientifica. La terapia farmacologica, anche in questo caso, deve tener
conto delleventuale associazione, nello stesso paziente, di emicrania e patologie
cardio-cerebrovascolari: ad esempio, nel caso di un paziente con emicrania ed
ipertensione, limpiego nella profilassi di un beta-bloccante come il propranololo
spesso si dimostra efficace su entrambi i disordini, e va considerato come quello di
elezione.
Epilessia
Lepilessia è un disordine
caratterizzato da crisi ricorrenti, legate ad alterazioni funzionali del sistema nervoso
centrale con scariche di attività neuronale improvvisa, eccessiva e disordinata. Nel
corso di una crisi epilettica, un paziente può presentare manifestazioni variabili, tra
cui disturbi sensitivi/sensoriali, alterazioni della coscienza e delle funzioni superiori,
convulsioni.
Nel corso degli anni, numerosi autori hanno
evidenziato che lemicrania e lepilessia presentano aspetti comuni, quali i
seguenti:
- Entrambi i disordini presentano un certo grado di
familiarità e possono essere caratterizzati dalla presenza dellaura
- Entrambi i disordini si manifestano con attacchi periodici,
spesso precipitati dagli stessi fattori, come lesposizione a flash luminosi o alla
luce intermittente
- Anomalie elettriche cerebrali, osservabili allEEG,
possono essere presenti in entrambi i disordini
- Pazienti emicranici possono accusare, durante gli attacchi,
confusione mentale o restringimento della coscienza simili a quelli delle crisi comiziali
A causa di queste affinità, non di rado si
pongono problemi di tipo diagnostico-differenziale. Alcuni studi clinici suggeriscono
inoltre lesistenza di una comorbidità tra le due condizioni: il 24% dei pazienti
epilettici di uno studio risultava essere affetto anche da emicrania in misura
significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo, e il rischio di presentare
emicrania in questi pazienti, sia prima che dopo lesordio delle crisi comiziali, era
di 2.4 volte superiore a quello dei controlli. Queste osservazioni suggeriscono che non si
può considerare lemicrania solo come causa o conseguenza dellepilessia.
Entrambe le condizioni potrebbero presentare una componente genetica, ma il peso dei
fattori ambientali sembra essere importante ai fini della comorbidità. Ad esempio, il
rischio di sviluppare un emicrania è maggiore nei pazienti con epilessia
post-traumatica che nei pazienti con altre forme di epilessia. Il fatto che i traumi
cranici siano un fattore di rischio anche per lemicrania potrebbe comunque spiegare
linsorgenza di entrambi i disordini. Nel trattamento di un paziente con emicrania ed
epilessia, vanno evitati quegli agenti in grado di ridurre la soglia comiziale; alcuni
farmaci antiepilettici sono efficaci anche nella profilassi dellemicrania, e
rappresentano in questi casi quelli di elezione.
Bibliografia essenziale
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