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PSEUDODEMENZA

Dr. ssa Elena Sinforiani
Istituto Neurologico C. Mondino, Universita’ di Pavia


Con il termine di pseudodemenza viene indicato un quadro clinico di deterioramento cognitivo reversibile, il cui i disturbi delle funzioni superiori rappresentano solo l' epifenomeno di una sottostante patologia neuropsichiatrica. Generalmente un quadro di questo tipo è sostenuto da un disturbo depressivo; tuttavia, anche un disturbo d'ansia o un disturbo ossessivo-compulasivo possono rendere conto della sintomatologia simil-demenziale. Il fatto che disordini della sfera cognitiva e di quella affettiva possano sovrapporsi nello stesso soggetto rende il quadro diagnostico-differenziale piuttosto complesso e determina importanti ripercussioni sia sul versante prognostico che su quello terapeutico.

Con riferimento al problema dei disturbi depressivi nell'anziano, va seganalato il fenomeno della coesistenza non casuale (comorbidità) del disturbo dell'umore con numerose patologie internistiche, fenomeno che spiega perché esso è spesso sottostimato. La prevalenza delle sindromi demenziali nella popolazione di età superiore ai 65 anni è del 5% considerando solo le forme gravi, e del 15% considerando anche le forme lievi. Demenza e depressione non di rado si sovrappongono: sintomi depressivi sono osservabili in circa il 30 % dei pazienti con malattia di Alzheimer. I rapporti tra questi fenomeni non sono solo di coesistenza, ma anche di causa-effetto: la depressione dell'umore può precedere anche di anni lo sviluppo di un quadro conclamato di alterazioni cognitive.

Non essendo disponibile un sicuro marker biologico di depressione, è l'osservazione clinica che guida la diagnosi differenziale: una compromissione cognitiva di "tipo globale", e iniziali difficoltà di orientamento e 'astrazione certamente fanno considerare con sospetto la diagnosi di depressione, orientando per una forma di demenza incipiente. Vi sono comunque alcune caratteristiche cliniche utili a distinguere la depressione (soprattutto senile) dalla demenza: ad esempio la familiarità, le caratteristiche di esordio dei disturbi (acuto nella depressione, subdolo nella demenza), la storia personale del paziente (positiva per disturbi analoghi nel caso della depressione), la percezione soggettiva dei propri disturbi (intensa nel caso della depressione e scarsa o assente nel caso della demenza), e così via.

Nei casi dubbi, un trial (anche monoterapeutico) con farmaci antidepressivi può essere di notevole ausilio diagnostico-differenziale, dato che le forme di pseudodemenza sono assai spesso completamente reversibili con questo tipo di trattamento.

 

Bibliografia essenziale

  1. Caine ED, Arch. Gen. Psychiatry 1981; 38:1359-1364.

  2. Lachner G, et al., J. Nerv. Ment. Dis. 1994; 182:34-39.

  3. Morocutti C, et al., N. Riv. Neurol. 1998; 8:13-25.

  4. Damiano MG, et al., N. Riv. Neurol. 1999; 3:99-105.

 

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