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DEMENZA DA TRAUMI, TUMORI E IDROCEFALO NORMOTESO

Prof. Giorgio Bono
Facoltà di Medicina, Universita’ dell'Insubria, Servizio di Neurologia, Azienda Ospedale di Circolo di Varese


Le forme di demenza brevemente descitte in questo paragrafo rappresentano quelle potenzialmente suscettibili di miglioramento previo trattamento chirurgico. La definizione diagnostica, sia sul versante clinico che su quello strumentale, assume in queste forme la massima importanza; la tempestività nella diagnosi, inoltre, condiziona significativamente i risultati dell'intervento terapeutico.

Quadri di tipo demenziale possono conseguire tanto a traumi cranici di rilevante entità (con esteso danno tissutale), che a microtraumi ripetuti (come ad esempio nei pugili). Più di rado, traumi di entità lieve possono dar luogo ad una forma di decadimento cognitivo legato all'instaurarsi, in maniera insidiosa, di una raccolta di liquidi e quindi ad un quadro di ipertensione endocranica. Gli ematomi epidurali sono quelli che più raramente dà luogo alle manifestazioni demenziali, data la rapidità dell' evoluzione; per contro, sono frequenti i quadri di deterioramento cognitivo legati all'ematoma subdurale cronico. L'uso delle tecniche di diagnostica per immagini (TC e RM in primo luogo) è fondamentale per la diagnosi. Il trattamento è chirurgico, e se effettuato precocemente porta alla risoluzione del quadro in un'elevata percentuale dei casi.

Le demenze secondarie a processi occupanti spazio di natura neoplastica possono manifestarsi con un lento e progressivo deterioramento delle funzioni superiori, associato o meno ad altri segni clinici a seconda della sede e delle dimensioni della neoformazione cerebrale. Infatti, i tumori cerebrali a rapida evoluzione (gliomi, glioblastomi, lesioni metastatiche) ben raramente pongono sul piano clinico il sospetto di demenza; analogamente, tumori di natura benigna possono, in virtù della loro localizzazione, rendersi manifesti con segni focali assai prima dell'eventuale comparsa di sintomi cognitivi. Invece, tumori a lento accrescimento e in sedi particolari, come ad esempio i meningiomi frontali, si accompagnano più di frequente ad un quadro simil-demenziale di tipo frontale, con disturbi della motivazione, del controllo emotivo e del comportamento ad evoluzione lentamente progressiva. Analogamente si comportano neoformazioni a sede temporale, che possono associarsi a manifestazioni di tipo affettivo e cognitivo che riproducono una sindrome demenziale. Le tecniche di neuroimmagine (RM in primo luogo) sono in questi casi insostitutibili nella definizione diagnostica e nella successiva valutazione delle possibilità di intervento.

Una demenza può manifestarsi in un paziente che presenti un quadro di idrocefalo. Nel caso di un idocefalo ostruttivo, legato ad esempio ad una neoformazione del troncoencefalo, i disturbi cognitivi difficilmente evocano una diagnosi differenziale con una demenza vera e propria, instaurandosi un quadro di ipertensione endocranica e quindi con sintomatologia più complessa. Quando invece l'ostruzione si realizza in modo più graduale (come ad esempio in esiti di processi flogistici), o è presente dalla nascita (come una stenosi dell'acquedotto di Silvio) il paziente può presentare un quadro clinico di tipo francamente demenziale. La demenza che accompagna l'idrocefalo normoteso (circa il 6% di tutte le demenze) presenta invece caratteristiche peculiari. Si tratta infatti di una forma ben definita sul piano clinico, descritta da Adams 35 anni fa, e oggi meglio definita come idrocefalo cronico dell'adulto. I segni e i sintomi clinici configurano, nei casi tipici, una triade, costitutita da: 1) disturbi dell'andatura a tipo di aprassia della marcia; 2) incontinenza urinaria; 3) disturbi cognitivi, solitamente tardivi e raramente di grave entità. La patogenesi è poco chiara, ma sebra che sia legata ad una alterata dinamica liqorale, con ostacolo al riassorbimento del liquor a livello degli spazi della convessità. Il recupero funzionale, possibile anche in massimo grado, è condizionato dalla rapidità della diagnosi; tuttavia, non più del 50% dei pazienti sembra beneficiare dell'intervento chirurgico. Le indagini neuroradiologiche (RM) evidenziano alcune alterazioni (non costanti), quali la discrepanza tra un sistema ventricolare molto dilatato e gli spazi subaracnoidei meno dilatati, o un'iperintensità della sostanza bianca periventricolare, espressione di riassorbimento trans-ependimale. La TC-cisternografia, utilizzata in passato, mette in evidenza (ma il dato non è univoco) una modificazione del grado di riassorbimento del mezzo di contrasto non ionico, iniettato per via intratecale, mediante controlli seriati nelle 24 ore. Certamente, la valutazione diretta della pressione intracranica, eseguita in modo invasivo dal neurochirurgo, è quella che evidenzia con più attendibilità una condizione di idrocefalo normoteso. L'intervento consiste nel creare una via di fuga per il liquor mediante la creazione di uno shunt ventricolo-peritoneale (il più utilizzato), o ventricolo-atriale. Un recente studio americano ha riscontrato che solo il 50% dei soggetti che avevano riportato un miglioramento del loro quadro di idrocefalo dopo l'intervento di derivazione presentavano anche un miglioramento delle funzioni cognitive. Inoltre, complicanze legate alle procedure chirurgiche si manifestano nel 3-8% dei casi.

 

Bibliografia essenziale

  1. Adams RD, et al., N. Engl. J. Med. 1965; 273:117-126.
  2. Bonamini M et al., Riv. Neuroradiol. 1997; 10:196-198.
  3. Bianco F, Riv. Neurol. 1999; 3:85-89.

 

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