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DEMENZA ASSOCIATA AD ALCOLISMO

Prof. Giorgio Bono
Facoltà di Medicina, Universita’ dell'Insubria, Servizio di Neurologia, Azienda Ospedale di Circolo di Varese


Tra le manifestazioni cliniche legate all’abuso di alcool figura anche un quadro demenziale, che ricorre in circa il 10% degli alcoolisti. In una revisione della letteratura sugli studi di prevalenza della demenza in soggetti anziani, si è osservato che la demenza associata ad alcoolismo costituisce circa il 4,5% dei casi; l’abuso di alcool rappresenta quindi, in ordine di frequenza, la quarta condizione dementigena dopo la malattia di Alzheimer, i disordini cerebrovascolari e le sindromi depressive. Non sono ancora chiari, tuttavia, i motivi per cui non tutti i soggetti esposti alle medesime quantità di alcool manifestino un quadro demenziale.

I criteri diagnostici del DSM-IV prevedono: 1) una prolungata ed eccessiva assunzione di alcool; 2) un quadro di demenza classicamente costituito da un deficit della memoria a breve e lungo termine, associato ad altri deficit delle funzioni corticali superiori e/o a modificazioni della personalità; 3) l’ interferenza con le attività sociali e lavorative; 4) l’integrità del sensorio; 5) la persistenza del quadro dopo 3 settimane dalla sospensione dell’assunzione di alcool; 6) l’esclusione di tutte le altre cause di demenza.

Nel 1990, il Consorzio per la costituzione di un Registro per la malattia di Alzheimer (CERAD) ha proposto una valutazione standard, che consente di porre diagnosi di probabile o possibile demenza associata ad alcoolismo. La validità e la riproducibilità sia dei criteri del DSM che di quelli proposti dal CERAD sono ancora da verificare.

Un aspetto fondamentale nella diagnosi di questa forma è distinguere gli effetti primari dell’alcool sull’encefalo da quelli secondari. L’alcool può infatti esercitare sia un effetto tossico diretto sul sistema nervoso, che un effetto mediato dallo stato di malnutrizione che spesso si accompagna all’etilismo. Un legame diretto tra alcool e demenza non è stato tuttavia ancora dimostrato.

I principali disordini associati ad un quadro demenziale che possono essere conseguenza dell’abuso di alcool includono la sindrome di Wernicke-Korsakoff, la malattia di Marchiafava-Bignami e l’encefalopatia da epatopatia cronica.

I fattori eziologici riconosciuti in questi disordini consistono in deficit nutrizionali o in alterazioni del metabolismo epatico. Ciascuna di queste forme presenta un quadro specifico; tuttavia, se la sindrome di Wernicke-Korsakoff ha una sua chiara collocazione nosografica, non altrettanto si può dire della "demenza alcolica primaria", della quale da alcuni autori viene addirittura negata la specificità, data l'assenza di una caratterizzazione anatomo-patologica, mentre altri la considerano un’evoluzione della sindrome di Wernicke-Korsakoff, dalla quale tuttavia si differenzia sul piano neuropsicologico. Nella demenza alcoolica, infatti, la disfunzione cognitiva è di tipo globale, non limitata alle funzioni mnesiche, con deficit delle capacità di astrazione, del linguaggio, delle prassie; inoltre, il quoziente intellettivo è decisamente ridotto, mentre tende ad essere normale nella forma di Wernicke-Korsakoff.

L’effetto dell’alcool è considerato da molti secondario poichè in molti di questi disordini l’abuso di alcool non rappresenta un fattore necessario allo sviluppo della malattia. Ad esempio, quadri tipo Wernicke-Korsakoff sono stati descritti anche in soggetti non etilisti, in situazioni di cachessia o dopo interventi di gastroplastica per obesità.

Da uno studio di follow-up su soggetti di età superiore ai 60 anni, è emerso che circa il 50% dei pazienti in cui era stata precocemente diagnosticata una demenza associata ad alcoolismo presentava una regressione parziale o totale dei disturbi cognitivi dopo un trattamento mirato ad eliminare l’abuso di alcool.

 

Sindrome di Wernicke-Korsakoff

Rappresenta la meglio definita tra le demenze secondarie all’abuso di alcool. La sindrome è espressione di uno stato carenziale, in particolare di tiamina. L’associazione con l’alcoolismo è legata al fatto che spesso gli etilisti, coprendo con l’assunzione di alcool il fabbisogno calorico, presentano una condizione di malnutrizione, con scarso apporto di alimenti essenziali contenenti le vitamine del complesso B (tiamina e piridossina in particolare).

L’esordio è generalmente caratterizzato da un episodio acuto (encefalopatia di Wernicke) cui successivamente si associa la sindrome amnestica cronica di Korsakoff. I criteri diagnostici dell’encefalopatia di Wernicke prevedono la presenza di disturbi dell’oculomozione, atassia della marcia, e alterazioni delle funzioni mentali, che variano da lievi disturbi fino ad un completo stato confusionale. La psicosi di Korsakoff è invece caratterizzata dal tipico quadro amnestico-confabulatorio. L’amnesia è sia retrograda, con incapacità a richiamare informazioni relative un periodo discretamente lungo precedente la diagnosi, sia anterograda, con difficoltà ad acquisire nuove informazioni e gravi ripercussioni sulla capacità di apprendimento. Sono spesso presenti anche alterazioni di altre funzioni, quali attenzione, capacità di concentrazione, capacità di spostare rapidamente l’attenzione da un compito ad un altro, fluenza verbale e abilità visuo-spaziale (in particolare nei compiti motori nei quali è richiesta una certa velocità di esecuzione). La confabulazione è una caratteristica frequente, legata alla condizione amnesica che il paziente, nelle fasi precoci, tenta di mascherare.

Frequenti nella psicosi di Korsakoff sono inoltre i disturbi del comportamento e le modificazioni della personalità, con apatia, indifferenza, mancanza di iniziativa spontanea, pur in presenza di una certa reattività all’ambiente e della facoltà di comprendere e risolvere i problemi.

La prevalenza della forma tra le malattie neurologiche in casistiche ospedaliere viene stimata intorno al 2-3%. L’epoca di esordio è generalemente collocata tra i 40 ed i 60 anni, con una lieve maggior frequenza nel sesso maschile, in particolare nei casi ad esordio tardivo.

L’encefalopatia di Wernicke può anche insorgere in assenza di psicosi di Korsakoff, ma invariabilmente precede quest’ultima. I casi nei quali non viene riconosciuta sono in genere relativi a pazienti precedentemente sottoposti a terapia con tiamina, per cui l’encefalopatia non viene menzionata nell’anamnesi. Inoltre, la psicosi di Korsakoff non sempre rappresenta una rapida evoluzione dell’encefalopatia, ma può svilupparsi gradualmente, a notevole distanza di tempo.

Le alterazioni anatomo-patologiche della sindrome sono comuni ai due disordini, con un danno simmetrico a livello del tronco dell’encefalo e del diencefalo, a distribuzione periventricolare, che interessa in particolare i corpi mammillari, i nuclei dorso-mediali del talamo, l’ipotalamo, le regioni periacqueduttali, il tetto del ponte, il bulbo, la porzione antero-superiore del verme e le porzioni anteriori degli emisferi cerebellari. Le basi neuropatologiche del disturbo amnesico non sono ancora state definite; le principali ipotesi attribuiscono un ruolo importante alle lesioni dei nuclei dorso-mediali del talamo. Queste strutture sono connesse al tratto mammillo-talamico, e sono parte della via efferente che origina dall’ippocampo, area di cruciale importanza per i meccanismi che sottendono alla memoria; i nuclei dorso-mediali proiettano quindi alla corteccia frontale (e non è infrequente nei pazienti con sindrome di Wernicke-Korsakoff osservare un’atrofia localizzata in questa sede).

L’intervento terapeutico con tiamina è di fondamentale importanza in questa condizione, ed è efficace in particolare nello stadio iniziale, quando non è ancora comparsa la psicosi di Korsakoff ; in seguito, è assai improbabile ottenere un completo recupero. Recentemente è stato ipotizzato un ruolo per il deficit di monoamine cerebrali nell’eziopatogenesi della sindrome di Wernicke-Korsakoff. La somministrazione di agonisti a -2 adrenergici, come la clonidina, ha infatti mostrato di indurre un miglioramento delle funzioni cognitive di alcuni pazienti, mentre in altri casi si è osservato che gli inibitori del reuptake della serotonina (SSRI) possono esercitare un effetto benefico sulla memoria, suggerendo la possibilità di nuove strategie terapeutiche in questi pazienti .

 

Malattia di Marchiafava-Bignami

Questa forma colpisce di solito etilisti maschi di età adulta, ed è spesso associata ad epatopatia e a malnutrizione. Essa può assumere decorso acuto, con convulsioni e coma, o talora subacuto, con un quadro simile a quello di una condizione di ebbrezza cronica. I sintomi cognitivi possono essere caratterizzati da alterazioni delle funzioni frontali o presentarsi in forma di demenza progressiva che evolve in un periodo di anni. Le manifestazioni cliniche consistono in: irritabilità, aggressività, accessi di violenza verbale e fisica, manifestazioni psicotiche, apatia, disartria, afasia, aprassia, anomalie del comportamento sessuale, rallentamento motorio. In alcuni casi si possono avere spasticità, emiparesi, ed incontinenza sfinterica.

I sintomi possono essere reversibili, nel caso vi sia astinenza dall’alcool ed una terapia di supporto vitaminico, ma molto spesso il quadro demenziale è di tipo evolutivo.

Il quadro neuropatologico evidenzia una simmetrica distruzione delle fibre mieliniche del corpo calloso, e non infrequentemente si osserva un interessamento delle commissure cerebrali anteriore e posteriore. Il danno neurologico sembra essere legato a cause metaboliche, piuttosto che alla neurotossicità diretta dell’ alcool; studi con la PET hanno evidenziato una grave depressione metabolica a livello della corteccia associativa temporo-parieto-occipitale.

 

Bibliografia essenziale

  1. Oslin D., et al., Int. J. Geriatr. Psychiatry 1998; 13:203-212.

  2. Victor M., et al., Can. J. Neurol. Sci. 1994; 21:88-89.

  3. Bode M., Haupt M, Fortschr. Neurol. Psychiatry 1998; 66:450-458.

  4. Pappata S., et al., J. Neural Transm. Park. Dis. Dement. Sect. 1994; 8:131-137.

  5. G. Nappi, A. Costa, S. Cristina. Invecchiamento cerebrale patologico, vol. 4: Altre Forme di deterioramento Cognitivo. Mosby Italia, Milano, 1999.
  6. Costa A, et al., N. Riv. Neurol. 1999; 3:72-84.

 

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