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DEMENZE VASCOLARI

Prof. Giorgio Bono
Facoltà di Medicina, Universita’ dell'Insubria, Servizio di Neurologia, Azienda Ospedale di Circolo di Varese


Negli anni '70 è stato introdotto il concetto di demenza multi-infartuale, intendendo appunto la demenza come risultato dell'effetto cumulativo di numerosi infarti, piccoli e grandi.

Il riscontro di demenza in altre situazioni quali estese lesioni della sostanza bianca, in assenza di infarti, nonchè in associazione a lesioni emorragiche, od anche in presenza di un solo grosso infarto, ha portato a riconsiderare l'evento ischemico su base emodinamica come unica causa di demenza. Si usa attualmente il termine di demenza vascolare (VD) per designare un ampio spettro di condizioni cliniche delle quali la demenza multi-infartuale (MID) rappresenta solo una parte (tabella 1).

 

Epidemiologia

Nei paesi occidentali è considerata la seconda più comune causa di demenza dopo l'AD (circa il 35% dei casi in Italia). La prevalenza tende, in generale, ad aumentare esponenzialmente con l'età ed è generalmente più elevata nel sesso maschile, variando dal 3.2% al 4.85 negli uomini (2.2-2.9% nelle donne) di età tra i 70 e 79 anni e dal 3.5% al 16.3% negli uomini (2.8-9.2% nelle donne) tra gli 80 e gli 89 anni; dopo i 70 anni la prevalenza sarebbe maggiore rispetto a quella dell'AD. In Giappone la demenza vascolare è la causa più comune di demenza, responsabile di oltre il 50% dei casi diagnosticati clinicamente e dal 54 al 65% di tutti i casi confermati al tavolo autoptico.

 

Meccanismi fisiopatologici

La demenza vascolare costituisce il prototipo delle cosidette demenze "demolitive" contrapposte a quelle da patologia "diffusa" come l'AD. I meccanismi fisiopatogenetici non sono tuttavia ancora completamente chiariti e non risulta sempre agevole dimostrare il nesso "causa/effetto" fra lesione vascolare (e più in generale alterazioni a livello cerebrale) e demenza.

Gli studi di Tomlinson et al. degli anni '70 suggerivano che la demenza fosse associata ad una perdita di volume di tessuto cerebrale maggiore alla soglia limite di 50-100 ml. Tale soglia critica non è stata tuttavia confermata dagli studi successivi, mentre è stata sottolineata l'importanza del volume totale delle aree cerebrali in cui è riscontrabile un ridotto metabolismo. La sede degli infarti rappresenta inoltre un fattore critico per la comparsa di demenza, ma non vi è certezza su quali localizzazioni siano più importanti. Studi recenti hanno individuato, come indici predittivi di demenza, gli infarti corticali sinistri e l'allargamento diffuso del corpo del ventricolo laterale sinistro. Molti pazienti con demenza poi non presentano grossi infarti, ma solo infarti multipli di piccole dimensioni (tra 0.5 e 15 mm. di diametro) (stato lacunare) e pertanto appare accettabile come possibile causa di demenza la presenza di distruzioni parenchimali piccole e multiple. In uno studio di Loeb del 1992 su 108 pazienti con lacune, seguiti per 4 anni, una percentuale da 3 a 10 volte più elevata rispetto alla popolazione normale ha sviluppato un quadro di demenza e la prognosi era significativamente peggiore nei pazienti con atrofia cerebrale ed in quelli con una più elevata ricorrenza di episodi ictali.

Va tuttavia sottolineato che la lesione cerebrale di per sè, sia essa rappresentata da infarti di grandi o piccole dimensioni o da lesioni lacunari, non può essere considerata l'unica responsabile della demenza: infatti solo il 48% dei casi con infarti multipli ed il 20% con stato lacunare sviluppano una sindrome demenziale. Altri fattori vanno presi in considerazione: oltre a quelli già citati (volume totale delle aree con metabolismo ridotto, sede della lesione) vanno ricordati in particolare la diminuzione del flusso ematico cerebrale della sostanza bianca, recidive di infarti lacunari, il grado di atrofia cerebrale, la possibile disconnessione cortico-sottocorticale delle vie talamo e striato-corticali.

Negli ultimi anni sempre maggiore attenzione è stata riservata, grazie all'affinamento delle tecniche di neuroimaging, alle alterazioni della sostanza bianca. Alla TC appaiono come zone di radiotrasparenza periventricolare, mentre alla RMN assumono l'aspetto di spessi margini iperintensi circondanti i ventricoli laterali ("bordi e cappucci"), di lesioni puntiformi sottocorticali unifocali/multifocali oppure di chiazze, fino al coinvolgimento dell'intera sostanza bianca con l'eccezione delle fibre ad U sottocorticali. Va sottolineato come alterazioni della sostanza bianca sottocorticale siano un riscontro frequente non solo in pazienti con un quadro di demenza vascolare, ma anche in soggetti ipertesi non dementi, in pazienti con demenza di AD ed infine in soggetti anziani sani. E' controverso pertanto se tale quadro radiologico sia necessariamente correlato con una compromissione delle funzioni superiori, in particolare nel caso di anziani apparentemente sani.

Studi recenti suggerirebbero come debba essere presente un'area soglia (identificabile come superiore ai 10 cm quadrati) perchè si possano osservare deficit cognitivi. E' stato pertanto proposto da Hachinski (1987) il termine "leucoaraiosi" per indicare esclusivamente le alterazioni della sostanza bianca rilevabili "in vivo" alla TC, indipendentemente dall’eziologia sottostante. Da un punto di vista neuropatologico, è stato riscontrato che "bordi e cappucci" corrispondono a gliosi subependimale con una certa perdita del rivestimento ependimale e fibrosi della parete dei piccoli vasi. Le lesioni puntiformi e le chiazze localizzate nella sostanza bianca sono state associate a vari tipi di alterazioni, quali dilatazione degli spazi perivascolari, ectasia vascolare, gliosi, placche di demielinizzazione. Quando le lesioni della sostanza bianca sono ampie e diffuse, si riscontrano zone con perdita parziale di mielina, assoni e cellule oligodendrogliali, edema e gliosi astrocitaria, arteriolosclerosi, dilatazione degli spazi perivasali e aree focali di infarto.

La fisiopatologia di queste alterazioni è verosimilmente eterogenea. Una teoria, che ha ricevuto recenti conferme, indica come causa principale un'ischemia sottocorticale (conseguente a malattia occlusiva dei piccoli vasi), associata ad un ridotto flusso cerebrale (per ridotta gittata cardiaca o altri fattori come ad esempio effetti collaterali di trattamenti farmacologici). Inoltre, il metabolismo della sostanza bianca profonda, che costituisce una zona spartiacque irrorata dalle arterie lunghe perforanti, potrebbe essere compromesso da ampie fluttuazioni della pressione arteriosa, in particolare se l'autoregolazione del flusso cerebrale ed il funzionamento della barriera emato-encefalica sono alterati. L'ipertensione ed il suo aumento sostenuto durante la notte possono essere importanti fattori patogenetici anche nel caso di demenza in pazienti con infarti lacunari in trattamento con farmaci anti-ipertensivi.

 

Manifestazioni cliniche

L'esordio della sintomatologia può essere spesso acuto o subacuto, ben databile, per lo più accompagnato dalla presenza di segni e sintomi neurologici. L'andamento dei disturbi è generalmente fluttuante; in passato è stata data molta importanza alla cosiddetta evoluzione "a scalini", dove appunto ogni scalino corrisponderebbe ad un nuovo evento ischemico, in contrasto con le demenze degenerative, in cui l'evoluzione è costantemente progressiva. Attualmente questo aspetto non è più considerato una caratteristica tipica delle demenze vascolari: alcuni infarti possono infatti decorrere del tutto asintomatici dal punto di vista clinico ed inoltre piccole lesioni possono produrre deficit i cui effetti si potenziano reciprocamente.

Da un punto di vista neuropsicologico non esiste un profilo caratteristico delle demenze vascolari ed è spesso impossibile distinguerle dall'AD sulla sola base della valutazione psicometrica. Tuttavia, in ragione della frequente localizzazione sottocorticale delle lesioni, sono riscontrabili caratteristiche cognitive e comportamentali tipicamente sottocorticali, quali rallentamento dei processi di ideazione, modificazioni della personalità (inerzia intellettiva, apatia, depressione o irritabilità o comunque umore inappropriato al contesto), nonchè sintomi tipici di lesione delle connessioni frontali, quali difficoltà sia nel manipolare conoscenze acquisite sia nell'elaborare nuove informazioni. Analogamente, sono riscontrabili segni e sintomi riconducibili al quadro della paralisi pseudobulbare: lo stato lacunare in particolare presenta come correlato clinico un quadro di sindrome pseudobulbare.

La Tabella 1 riassume le principali categorie di VD con la corrispondente presentazione clinica.

Tabella 1. Classificazione delle Demenze Vascolari.

CATEGORIE PRESENTAZIONE CLINICA
Infarti lacunari Demenza progressiva, deficit focali, o sintomi tipo Frontal Lobe Dementia
Singolo infarto in territorio vitale Rapida comparsa di afasia, agnosia, amnesia anterograda, sindrome frontale
Infarti multipli Deficit motori e cognitivi con tipica
progressione "a scalino"
Demenza mista (AD-VD) Demenza progressiva con storia recente o concomitate di stroke
Infarti a carico della sostanza bianca Demenza, afasia, agitazione, segni cortico-spinali/bulbari bilaterali

Una menzione a parte merita la Malattia di Binswanger, dal nome del neurologo berlinese che nel 1894 descrisse un quadro anatomo-patologico caratterizzato dalla presenza di grave atrofia della sostanza bianca sottocorticale, in assenza di un interessamento corticale e da lui pertanto denominato "encefalite sottocorticale cronica progressiva".

La malattia si manifesta tra i 50 e 65 anni ed ha un decorso progressivamente ingravescente, con una durata tra 3 e 10 anni; in 1/3 circa dei casi l'esordio può essere acuto o subacuto o comunque facilmente databile. Le alterazioni anatomo-patologiche sono costituite da distruzione mielinica nella sostanza bianca periventricolare, spesso più evidente in regione temporale ed occipitale, e da una marcata ialinosi ed ipertrofia della parete delle arterie perforanti. In oltre il 90% dei casi sono presenti lacune, in particolare nei gangli della base, mentre il mantello corticale è solitamente indenne.

La sintomatologia clinica è caratterizzata da persistente ipertensione arteriosa, disturbi della serie extrapiramidale, paralisi pseudobulbare, incontinenza urinaria. I disturbi motori sono generalmente più precoci dei disturbi cognitivi; anche in questo caso la sintomatologia cognitiva e comportamentale presenta le caratteristiche della demenza sottocorticale. Clinicamente, la malattia di Binswanger è pertanto indistinguibile da uno stato lacunare. D'altra parte, il riscontro, come già segnalato in precedenza, di alterazioni della sostanza bianca in altre condizioni e addirittura in soggetti asintomatici ha posto in dubbio la specificità della malattia di Binswanger come entità nosografica e taluni autori preferiscono pertanto ascrivere la malattia di Binswanger nel più ampio e generale capitolo delle encefalopatie vascolari.

 

Diagnosi

La percentuale di precisione fra classificazione clinica e conferma anatomo-patologica è molto inferiore rispetto all'AD. I criteri DSM prevedono:

A) presenza di demenza secondo i criteri generali per la diagnosi di demenza;

B) presenza di deterioramento non uniformemente progressivo, con distribuzione del deficit "a scacchiera" (cioè con interessamento di certe funzioni ma non di altre) all'inizio del decorso;

C) rilievo di segni e sintomi neurologici focali;

D) dimostrazione, fondata sull'anamnesi, sull'esame clinico o sugli esami di laboratorio, di una vasculopatia cerebrale, eziologicamente correlata al disturbo.

Tali criteri risultano tuttavia spesso difficili da utilizzare e, in particolare per quanto riguarda il criterio D, non sempre facilmente interpretabile.

La tabella 2 riassume la caratteristiche più suggestive per VD.

Tabella 2.

Anamnesi

Insorgenza legata ad un evento ischemico (STROKE)
Aggravamento in seguito ad un evento acuto
Esordio improvviso

Esame neurologico

Segni post-ischemici: emiparesi, emianopsia

Imaging

Rilievo di infarti singoli o multipli sovratentoriali

Per migliorare la sensibilità e specificità della diagnosi clinica, sono stati recentemente proposti altri criteri dagli State of California Alzheimer's Disease Diagnostic and Treatment Centers (Chui et al. 1992) e dal NINDS-AIREN (Roman et al. 1993) (Tabella 3). I primi sono limitati alla demenza vascolare ischemica, mentre i secondi comprendono tutti i casi di demenza associata a lesioni cerebrali ischemiche, emorragiche ed ipossico-ischemiche. Entrambi i criteri sono suddivisi per livelli di certezza diagnostica (demenza possibile, probabile, certa); quest'ultimo livello presuppone la conferma autoptica.

Dai criteri del NINDS vengono in particolare sottolineati i seguenti aspetti: l'eterogeneità della demenza vascolare dal punto di vista eziopatogenetico; la variabilità del decorso clinico, che può presentare anche periodi di stabilità o addirittura di regressione dei sintomi; la specificità di alcuni rilievi clinici, quali comparsa precoce di disturbi dell'andatura ed incontinenza urinaria; l'importanza delle indagini neuroradiologiche per la diagnosi; la necessità di stabilire un legame temporale fra evento vascolare e comparsa di demenza ed infine il valore della valutazione neuropsicologica per documentare la presenza di una compromissione in più aree cognitive.

Tabella 3.

DIAGNOSI DI DEMENZA VASCOLARE

  • Criteri degli State of California Alzheimer's Disease Diagnostic and Treatment Centers

- evidenza di 2 o più stroke ischemici dall'anamnesi, dai segni neurologici e/o dagli studi di imaging (TC o RM pesata in T1)

- insorgenza di un singolo stroke, di cui viene documentata con certezza la relazione temporale con la comparsa di demenza

- evidenza alla TC o alla RM (T1 pesata) di almeno 1 infarto al di fuori del cervelletto.

  • Criteri NINDS-AIREN

- Demenza vascolare probabile: declino cognitivo coinvolgente tre aree funzionali compresa la memoria; evidenza clinica (segni neurologici focali) e neuroradiologica di malattia cerebrovascolare; manifestazione della demenza entro 3 mesi o in coincidenza di un evento ischemico (stroke).

- Demenza vascolare possibile: quadro dementigeno in assenza di evidenza neuroradiologica di eventi ischemici o in assenza di una chiara relazione causale fra demenza e stroke.

- Demenza vascolare certa: evidenza clinica di demenza vascolare probabile, associata ad evidenza istopatologica di lesione ischemica: stroke multipli di grossi vasi o singolo infarto in sede strategica (giro angolare, talamo, tronco encefalo, territori irrorati dalle arterie cerebrali anteriori e posteriori), lacune della sostanza bianca e dei gangli della base, lesioni talamiche bilaterali, ampie lesioni della sostanza bianca periventricolare (osservate alla RM in T1 interessanti almeno 1/4 della sostanza bianca totale) e/o eventuale associazione di queste lesioni in assenza di altri markers istologici di demenza (placche amiloidi, grovigli neurofibrillari, corpi di Pick, etc.).

- Demenza di Alzheimer con malattia carebrovascolare: pazienti con AD possibile con evidenza radiologica di infarto, o con storia clinica di stroke.

Le indagini neuroradiologiche si confermano uno degli elementi fondamentali per la diagnosi di demenza vascolare; l'assenza di lesioni cerebro-vascolari alla TC o alla RM esclude infatti la diagnosi di demenza vascolare e costituisce l'elemento più importante per distinguerla dall'AD. Naturalmente i dati morfologici devono essere correlati con le evidenze cliniche. A causa della necessità di stabilire un preciso limite temporale (3 mesi secondo i criteri NINDS) fra evento vascolare e comparsa di demenza, dai criteri NINDS non viene più accettata la definizione di "demenza mista" per quei pazienti con evidenza clinica e radiologica di AD, ma con riscontro alla TC o alla RMN di infarti dei grossi vasi, che tuttavia non presentano un chiaro nesso temporale con i sintomi clinici. In questi casi si preferisce parlare di AD con lesioni ischemiche; d’altra parte (e questa è una delle principali critiche), proprio la definizione di un preciso limite temporale non tiene conto di quei casi in cui, come già accennato in precedenza, le lesioni vascolari decorrono asintomatiche. Al momento quindi non sono disponibili criteri di valutazione standardizzati per le VD ed il metodo migliore per caratterizzarle è ancora quello deduttivo: partendo dai rilievi strumentali (imaging) si cerca di interpretare la sintomatologia in base al numero, al volume ed alla distribuzione dell’area o delle aree infartuate. Molti Autori però sottolineano il fatto che di fronte ad un paziente con sospetta demenza vascolare non si riesca alla fine a dirimere il dubbio nei confronti dell’AD.

 

Decorso, prognosi e trattamento

Il decorso è generalmente progressivo, sebbene in alcuni casi si possa assistere a periodi di stabilità o addirittura di regressione della sintomatologia. Il declino cognitivo è comunque severo come nell'AD. La sopravvivenza media sembra aggirarsi intorno ai 7 anni. Gli stessi principi di trattamento che vengono applicati nella prevenzione secondaria dell'aterosclerosi, in particolare un buon controllo dell'ipertensione arteriosa e l'astensione dal fumo, possono venire usati nel tentativo di migliorare il decorso clinico. Non esistono tuttavia al proposito dati sicuri ricavabili da più studi clinici controllati.

 

Bibliografia essenziale

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  5. Drachman DA. Neurology 1993; 43:243-245.

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  13. Erkinjuntti, T., et al., J Neurol Neurosurg Psychiatr, 1988. 51: p. 1037-1044.

  14. Loeb, C. and C. Gandolfo, Stroke, 1983. 14: p. 399-401.

 

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