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GENERALITA' SULLE DEMENZE SECONDARIE

Dr. Alfredo Costa
Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino


Nell'ambito delle demenze secondarie rientrano quelle condizioni patologiche in cui l' alterazione più o meno importante delle funzioni cognitive rappresenta solo una delle manifestazioni del quadro clinico ("demenza sintomo"). A differenza delle forme degenerative, in queste forme sono identificabili fattori causali ben precisi (Tab. 1); si tratta comunque di un capitolo estremamente eterogeneo dal punto di vista eziopatogenetico. Le diverse forme di demenza secondaria, qui brevemente descitte, verranno trattate in dettaglio in questo Corso.

Le demenze vascolari costituiscono dal punto di vista epidemiologico il gruppo più rappresentativo, dal momento che, assieme alla malattia di Alzheimer (AD), esse rendono conto di circa il 90% di tutte le forme di demenza. Questo gruppo nosografico ha come base fisiopatologica un danno cerebrale su base vascolare. L’utilizzo delle tecniche di neuroimmagine è divenuto di fondamentale importanza nel diagnosticare queste forme di demenza, in considerazione del fatto che non tutti gli esiti di alterata vascolarizzazione cerebrale sono clinicamente evidenti.

Un altro gruppo di demenze comprende forme che compaiono, con maggiore frequenza rispetto a quanto avviene nella popolazione generale, in corso di malattie degenerative del SNC, come la malattia di Parkinson, la corea di Huntington, la paralisi sopranucleare progressiva. In questi casi i disturbi cognitivi, che presentano spesso caratteristiche peculiari, sono una manifestazione importante sotto l’aspetto prognostico.

Un terzo raggruppamento è costituito dalle demenze endocrine e metaboliche, causate da encefalopatie secondarie a disfunzioni di questi sistemi o ad insufficienza cronica d'organo (renale, cardiaca, polmonare, epatica). Esse presentano caratteristiche comuni, costituite da disturbi dell'attenzione e della vigilanza, inerzia, apatia, rallentamento psicomotorio ed ideativo. In taluni casi si possono avere manifestazioni psichiatriche (delirio, allucinazioni, depressione, cambiamenti di personalità), nonchè segni e sintomi neurologici (convulsioni, atassia, disartria, parestesie, cefalea). Particolare attenzione meritano le forme secondarie ad ipotiroidismo, in quanto frequenti nell'anziano e spesso misconosciute. In tutte queste forme, il disturbo cognitivo può non essere completamente reversibile se il trattamento non viene instaurato precocemente. Di notevole interesse per i rapporti con lo stress e l’attività riproduttiva sono attualmente le forme di demenza endocrina legate ad una eccessiva attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene (con ipercortisolismo) e ad una ridotta o assente attività dell’asse ipotalamo-ipofiso-ovarico (con ipoestrogenismo), come nella fase post-menopausale.

Nell'ambito delle demenze carenziali, se la sindrome di Wernicke-Korsakoff ha una sua chiara collocazione nosografica, non altrettanto si può dire della demenza associata ad alcolismo ("demenza alcolica"), della quale da alcuni autori viene addirittura negata la specificità, data l'assenza di una caratterizzazione anatomo-patologica. L’interpretazione può poi risultare ulteriormente complicata dalla frequente presenza di encefalopatia da insufficienza epatica. La carenza di folati, ed in particolare quella di vitamina B12, oltre che manifestazioni neurologiche, può dare alterazioni cognitive anche importanti. In taluni casi, i disturbi delle funzioni superiori possono comparire anche in assenza di altri segni neurologici o di anemia.

Nel gruppo delle demenze da agenti tossici sono annoverate quelle da piombo, l'arsenico, il manganese e l'alluminio. Quest’ultimo è considerato l'agente eziologico della demenza da dialisi, oggi meno frequente, caratterizzata oltre che dal declino intellettivo, da disartria, mioclonie e convulsioni. Altre sostanze di uso industriale, tra cui pesticidi e solventi, possono causare una compromissione intellettiva talora irreversibile.

Le demenze da farmaci sono forme di deterioramento cognitivo legate all’uso eccessivo o incongruo di numerosi agenti farmacologici (benzodiazepine, anticolinergici, cortisonici, antistaminici, L-dopa ed agonisti, diuretici, antiipertensivi) in grado di alterare in particolare l'attenzione, lo stato di vigilanza ed in alcuni casi la memoria. Un cenno a parte meritano i barbiturici, sia perchè il loro impiego è frequentemente protratto nel tempo, sia perchè il loro meccanismo d'azione sembra interferire con la soglia di eccitabilità di alcune popolazioni sinaptiche. Particolare attenzione va infine rivolta alle associazioni farmacologiche, spesso incontrollate, sempre più frequentemente riscontrate negli anziani.

Le demenze secondarie a neoplasie cerebrali sono quelle forme causate da processi espansivi endocranici, benigni o maligni, primitivi o secondari. Alcuni sintomi sono direttamente connessi alla localizzazione del tumore, mentre altri, come i disturbi dell'attenzione, possono riconoscere come causa l'edema cerebrale o la presenza di idrocefalo. In generale, i tumori a lento accrescimento pongono più facilmente problemi diagnostici differenziali con un processo dementigeno su base degenerativa. Va sottolineato come i progressi della neuroradiologia abbiano permesso una diagnosi più precoce dei tumori cerebrali, prima che questi raggiungano dimensioni tali da mimare un quadro di diffuso deterioramento cognitivo. Nell'ambito delle demenze di questo gruppo vanno annoverate anche quelle di natura paraneoplastica, come ad esempio la cosiddetta encefalite limbica (con compromissione della memoria e da manifestazioni comportamentali), osservata più frequentemente in associazione con carcinomi del polmone ed occasionalmente anche della mammella.

La demenza da idrocefalo normoteso fa parte di un quadro clinico caratterizzato da disturbi della marcia (che rappresentano il segno più costante e precoce) e incontinenza sfinterica (più tardiva e talora incostante). Il deterioramento cognitivo non è particolarmente precoce, nè grave; esso ha lenta evoluzione, è spesso di tipo fluttuante, e presenta alcuni tratti tipici della sindrome frontale: il paziente appare rallentato, privo di iniziativa, e fallisce nelle prove attentive e contro il tempo. L'etiologia è varia: una pregressa meningopatia o un’ emorragia subaracnoidea; tuttavia più del 30% dei soggetti presenta un'anamnesi muta (idrocefalo idiopatico). Anche in questo caso, l’utilizzo delle neuroimmagini (ed in particolare della cisternografia isotopica, che dimostra il reflusso del tracciante immesso nello spazio subaracnoideo lombare dai ventricoli laterali) consente una diagnosi precoce. Con la derivazione liquorale, che va riservata ai casi certi, si ottiene un buon successo nelle forme meno inveterate e con minor ampliamento ventricolare.

Le demenze da traumi cranici sono forme di deterioramento cognitivo diffuso che fanno seguito ad eventi traumatici chiusi di entità severa; esse sono generalmente associate alla presenza di uno stato di coma iniziale. Oltre alle possibili lesioni focali (ematoma intracerebrale ed epidurale, emorragia subaracnoidea o intraventricolare, ipossia), il meccanismo di danno più comune è generalmente rappresentato da un movimento di tipo rotazionale, conseguente alle forze di accelerazione-decelerazione. Si verifica una compromissione assonale diffusa, con lesioni multiple, profonde, spesso microscopiche, determinate dallo strappamento delle fibre nervose e dalla disconnessione funzionale fra superficie corticale e sostanza bianca sottocorticale. Questo rende ragione delle prevalenti caratteristiche sottocorticali della demenza post-traumatica. Di particolare interesse è il quadro di decadimento demenziale conseguente a traumi chiusi ripetuti, ad eziologia generalmente sportiva, come nella cosiddetta demenza pugilistica o "punch-drunk syndrome". Il deterioramento si accompagna a segni di tipo extrapiramidale e la sintomatologia può esordire anche dopo anni dalla cessazione dell'attività sportiva.

. Le demenze infettive sono invece quelle forme secondarie all’azione di batteri, virus o altri agenti patogeni in grado di causare un danno al Sistema Nervoso Centrale. Il grado di reversibilità del danno è strettamente correlato alla rapidità della diagnosi e alla tempestività dell’opportuno trattamento. Ad esempio, il Complesso AIDS-Dementia, direttamente correlato all’infezione da HIV del SNC, rappresenta un disordine subacuto, più frequentemente cronico progressivo, caratterizzato da una compromissione cognitiva, motoria, comportamentale, nettamente distinto dalla patologia opportunistica o dalle sindromi cerebrali osservabili in altre condizioni di immunodepressione e soppressione. La malattia di Creutzfeldt-Jakob rappresenta un’altra classica forma di demenza infettiva. Essa fa parte, insieme all'encefalopatia della popolazione Fore (Kuru) ed alla malattia di Gerstman-Straussler-Scheinker (a trasmissione autosomica dominante) delle cosidette infezioni del S.N.C. da prioni, agenti infettanti privi di acido nucleico e resistenti ad agenti chimici o fisici. La forma si manifesta come una demenza progressiva, che si accompagna precocemente a sintomi extrapiramidali, atassia, mioclonie. La rapida progressione della demenza consente la diagnosi differenziale con l'AD e le altre demenze degenerative. Caratteristici sono i reperti strumentali (complessi periodici all'EEG) e bioptici (degenerazione spongiosa encefalica).

Vanno infine ricordati i disturbi cognitivi che possono comparire nel corso di malattie psichiatriche, depressione dell’umore in particolare. Per questi casi è stato coniato il termine di pseudodemenze. Una sindrome pseudodemenziale sarebbe presente in circa il 15% dei pazienti affetti da depressione della terza età. Ne conseguono problemi di diagnosi differenziale con l’ AD (l'entità nosografica da cui va differenziata ogni manifestazione di decadimento cognitivo nell'anziano), a maggior ragione se si considera che i pazienti con AD negli stadi iniziali presentano spesso, unitamente ai deficit cognitivi, una sintomatologia di tipo depressivo. Caratteristiche principali della pseudodemenza sarebbero l'età generalmente avanzata, un esordio abbastanza rapido (talora in concomitanza con eventi di grande significato emotivo), una sintomatologia variabile e fluttuante, la consapevolezza dei propri disturbi, un’ anamnesi familiare spesso positiva per precedenti depressivi ed infine l’ assenza di "episodi demenziali" eclatanti.

Disturbi cognitivi possono comparire anche in corso di psicosi. In questo caso è verosimile che il decadimento sia imputabile soprattutto ad una compromissione delle funzioni di controllo (attenzione e motivazione).

Va infine sottolineato come il concetto di secondarietà della forma demenziale non coincida necessariamente con quello di reversibilità, anche nei casi di diagnosi precoce e immediato trattamento. Si stima infatti (1) che i casi di demenza reversibile rappresentino una percentuale che varia dall’1% al 10% della totalità della popolazione affetta da demenza.

 

Tabella 1. Classificazione delle demenze secondarie.

DEMENZE SECONDARIE

DEMENZE VASCOLARI

Demenza da infarti multipli
Stato lacunare
Watershed infarctions
Malattia di Binswanger
Aneurismi intracranici:

- malformazioni A-V
- emorragia subaracnoidea

Malattie infiammatorie e collagenopatie
Disordini ematologici
Angiopatia amiloide ereditaria
Ipossia ed anossia

DEMENZE IN MALATTIE DEGENERATIVE DEL SNC

Malattia di Parkinson
Corea di Huntington
Paralisi sopranucleare progressiva
Epilessia mioclonica progressiva
Degenerazione spino-cerebellare
Complesso Parkinsonismo-demenza di Guam
Malattia di Hallervorden-Spatz

DEMENZE DA AGENTI TOSSICI

Metalli pesanti
Composti organici
Monossido di carbonio
Farmaci

DEMENZE INFETTIVE

Ascessi cerebrali
Complesso AIDS-Dementia
Meningiti croniche
Encefaliti
Leucoencefalite multifocale progressiva
Malattia di Creutzfeldt-Jakob
Kuru
Sifilide cerebrale
Sclerosi multipla
Malattia di Whipple

DEMENZE ENDOCRINE E METABOLICHE

Mixedema
Ipertiroidismo
Disordini delle ghiandole paratiroidi
Sindrome di Cushing
Malattia di Addison
Ipopituitarismo
Ipoglicemia cronica
Morbo di Wilson
Encefalopatia epatica
Insufficienza renale cronica
Demenza da dialisi
Leucodistrofia metacromatica

DEMENZE DA MALATTIE CARENZIALI

Sindrome di Wernicke-Korsakoff
Demenza alcoolica
Pellagra
Deficienza di vitamina B12 e folati

DEMENZE DA TRAUMI

Traumi cranici aperti e chiusi
Traumatismi cranici dei pugili
Ematoma subdurale

PSEUDODEMENZE

Depressione
Psicosi

DEMENZE DA NEOPLASIE CEREBRALI

DEMENZA DA IDROCEFALO NORMOTESO

 

Bibliografia essenziale

  1. Weyingh M.D., Bossuyt P.M.M., van Crevel H.: Reversible dementia: more than 10% or less than 1%? A quantitative review. J. Neurol., 1995; 242:466-471.

 

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