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ASPETTI CLINICI E NOSOGRAFICI
DELLA CEFALEA CERVICOGENICA

Fabio Antonaci, Sara Ghirmai

Centro Cefalee, Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita’ di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino

 

La cefalea cervicogenica (CEH), secondo la descrizione originale del 1983, è caratterizzata da un dolore strettamente unilaterale, che inizialmente può essere episodico, ma che con il tempo tende a diventare cronico. Questa cefalea è d'intensità moderata, compare più frequentemente nei soggetti di sesso femminile, ed è associata a segni e sintomi di coinvolgimento del collo. I pazienti con cefalea cervicogenica hanno spesso un esordio del dolore a livello del collo; una riduzione del range di movimento del rachide cervicale; possono avere degli attacchi scatenati dai movimenti del collo e/o capo, ed eventualmente, un dolore irradiato a livello della spalla e del braccio omolaterale.

La descrizione del quadro clinico della CEH, così come illustrato ed ampiamente discusso nello studio del 1983 e nei successivi, si basava su una serie limitata di pazienti nei quali però era stata condotta un’attenta valutazione clinico-strumentale, con la certezza (derivata dall’evidenza terapeutica) che i sintomi della cefalea derivavano da un "noxa" localizzata a livello del collo. Sulla base di tale descrizione sono stati condotti gli studi successivi, volti ad indagare i meccanismi patogenetici ed, eventualmente, localizzare il livello della disfunzione cervicale, nonché i relativi trattamenti.

Sebbene non sia stata inclusa nella classificazione della Società Internazionale delle Cefalee (IHS Headache Classification, 1988), nel 1990 Sjaastad e collaboratori, sulla base dell’esperienza clinica accumulata nel corso degli anni, ne hanno presentato i criteri diagnostici.

Recentemente il termine cefalea cervicogenica è stato accettato dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), ed una dettagliata descrizione del quadro clinico è stata inclusa nella classificazione IASP del 1994.

I criteri diagnostici per la cefalea cervicogenica (CEH), così come inizialmente proposti, sono i seguenti:

  • Sintomi e segni maggiori I) cefalea unilaterale senza alternanza di lato (negli attacchi di intensità notevole il dolore può anche irradiarsi al di là della linea mediana, ma è comunque riferito come più intenso da un solo lato); II) segni e sintomi di coinvolgimento del collo: II a) scatenamento degli attacchi: 1) la cefalea può essere indotta da movimenti del collo e/o dal mantenimento prolungato di una particolare postura; 2) la digitopressione sulla regione occipitale o sulla parte postero-superiore del collo induce una crisi sovrapponibile come caratteristiche e distribuzione del dolore a quella spontanea (le zone trigger vengono identificate generalmente a livello del decorso del nervo grande occipitale ed al di dietro del processo mastoideo, ovvero l'emergenza di C2); II b) dolore a livello del collo, della spalla e del braccio omolaterale di natura aspecifica, non radicolare; II c) riduzione del range di movimento del rachide cervicale;
  • Caratteristiche del dolore III) cefalea ad attacchi non raggruppati nel tempo; IV) dolore episodico di durata variabile (da pochi giorni a poche settimane, ma solitamente alcune ore, generalmente di durata superiore agli attacchi di emicrania senza aura), oppure dolore continuo ad andamento fluttuante (che si verifica più che altro nelle fasi avanzate, mentre gli episodi dolorosi sono più caratteristici della fase iniziale); V) cefalea di grado moderato, generalmente non pulsante; VI) dolore ad esordio a livello del collo con eventuale irradiazione oculo-fronto-temporale, dove viene riferito con maggiore intensità (il dolore da coinvolgimento di strutture del collo può anche essere riferito al di sotto dell'occhio, in tal caso sembra che possano essere coinvolte le strutture innervate dalle radici cervicali al di sotto della radice C2);
  • Altri criteri importanti VII) il blocco anestetico del nervo grande occipitale e/o della radice C2, dal lato sintomatico, elimina temporaneamente il dolore nel caso si sia ottenuta un’anestesia completa nel territorio d'innervazione (tale criterio non è considerato obbligatorio nella valutazione diagnostica di routine); VIII) prevalenza nel sesso femminile; IX) trauma cranico e/o cervicale (tipo colpo di frusta) nell'anamnesi;
  • Sintomi e segni minori, non obbligatori X) associazione di segni e sintomi vegetativi: nausea, vomito, edema o, meno frequentemente, arrossamento in sede perioculare; XI) vertigine; XII) fono e fotofobia; XIII) annebbiamento visivo dallo stesso lato del dolore; difficoltà di deglutizione.

I punti I e II erano ritenuti obbligatori per la diagnosi, così come la presenza di almeno uno dei due sottogruppi a-b. Per il sottogruppo IIa era sufficiente che fosse presente o a-1 o a-2. L’eventuale presenza del punto IIc rafforzava ulteriormente la diagnosi. Per quanto riguarda le caratteristiche del dolore, era auspicabile che fosse presente almeno uno dei criteri, ma preferibilmente due. I punti da VII a IX rafforzavano la diagnosi, anche se di per se non obbligatori; era, comunque, auspicabile che almeno uno di essi fosse presente (preferibilmente due). I punti X-XIV non erano obbligatori.

 

CRITERI DIAGNOSTICI

Sulla base degli studi clinici condotti nel corso degli ultimi anni allo scopo di validare i criteri diagnostici delineati e verificarne la reale sensibilità e specificità, si è giunti nel 1998 ad una revisione dei criteri diagnostici originali (Tabella I).

Tabella I: Criteri diagnostici della cefalea cervicogenica

CRITERI MAGGIORI

I) Sintomi e segni di interessamento del collo:

a) scatenamento delle crisi, simili a quelle che solitamente insorgono spontaneamente:

1) cefalea indotta dai movimenti del collo e/o dal mantenimento prolungato di una particolare postura (scorretta), e/o:

2) dalla digitopressione sulla regione cervicale superiore o sulla regione occipitale del lato sintomatico

b) riduzione del range di movimento del rachide cervicale

c) dolore a livello del collo, della spalla o del braccio omolaterale di natura aspecifica, non radicolare oppure, occasionalmente , brachialgia di natura radicolare.

II) blocchi anestetici diagnostici (Punto obbligatorio negli studi scientifici)

III) cefalea unilaterale senza alternanza di lato (Negli studi scientifici tale criterio deve essere preferibilmente soddisfatto)

CARATTERISTICHE DEL DOLORE

IV) a) cefalea di grado moderato, non pulsante e non lancinante, che solitamente origina a livello del collo

b) episodi di varia durata, o

c) dolore continuo ad andamento fluttuante

ALTRI CRITERI DI UNA CERTA IMPORTANZA

V) a) mancata efficacia o solo comparsa di un effetto marginale in seguito alla somministrazione di indometacina

b) mancata efficacia o solo comparsa di un effetto marginale in seguito alla somministrazione di ergotamina e sumatriptan

c) sesso femminile

d) spesso trauma cranico e/o cervicale in anamnesi, solitamente di severità più che moderata

(Nessun singolo punto di IV e V è obbligatorio )

ALTRI CRITERI DI MINORE IMPORTANZA

VI) Vari sintomi associati all’attacco, solo occasionalmente presenti, e/o di lieve intensità quando presenti:

a) nausea

b) fonofobia e fotofobia

c) instabilità posturale

d) annebbiamento visivo omolaterale al dolore

e) difficoltà di deglutizione

f) edema omolaterale, prevalentemente in sede perioculare

 

Sintomi e segni maggiori

Per quanto concerne il criterio dell’unilateralità del dolore (I), si ritiene attualmente che, almeno nella pratica clinica, possano essere accettati anche i casi in cui la cefalea è bilaterale ("unilaterale sui due lati"). La lateralità della cefalea va, comunque, indagata con particolare attenzione, onde evitare di includere pazienti con cefalea tensiva. A tale scopo si dimostra particolarmente importante il blocco anestetico del nervo grande occipitale e/o della radice C2, che abolisce il dolore dal lato maggiormente interessato. E’ auspicabile, comunque, che sia riconoscibile una qualche prevalenza di lato e vi sia la conferma del blocco anestetico. A scopo di ricerca va, d'altra parte, ritenuto come prioritario il criterio di unilateralità del dolore, che nel caso di attacchi più intensi può irradiare al di là della linea mediana, pur mantenendo una maggior intensità da un solo lato. Se, però, il blocco anestetico è positivo e gli attacchi possono essere indotti meccanicamente, si può accettare anche il criterio di bilateralità.

I sintomi e i segni di coinvolgimento delle strutture del collo sono stati di recente riconosciuti come un criterio fondamentale (Tabella II) per porre diagnosi di certezza di CEH. La presenza di almeno uno dei criteri del punto I (a, b, o c), in particolare a) lo scatenamento degli attacchi indotto meccanicamente, sia esso mediato a-1) dai movimenti del collo e/o da prolungata postura del capo o a-2) dalla digitopressione sulla regione occipitale o sulla parte postero-superiore del collo, è condizione sufficiente per soddisfare tale criterio (Tabella II). La presenza contemporanea dei punti Ib (riduzione del range di movimento del rachide cervicale) e Ic (dolore a livello del collo, della spalla o del braccio omolaterale di natura aspecifica, non radicolare oppure, occasionalmente, brachialgia di natura radicolare) è considerata soddisfacente, per porre una diagnosi "possibile" (Tabella II).

Tabella II: Cefalea cervicogenica: riassunto dei criteri richiesti per porre diagnosi di Cefalea cervicogenica

Diagnosi certa

Diagnosi possibile *

I) Interessamento del collo

a. Scatenamento degli attacchi:

  1. Soggettivamente indotto
  2. Iatrogenico

Presenza di a-1) e/o a-2)

b. Ridotto range di movimento del collo

Presente

c. Dolore a livello della spalla/braccio omolaterale

Presente
II) blocco anestetico

III) cefalea unilaterale senza alternanza di lato

Positivo

Presente #

Positivo

Presente #

*La diagnosi "possibile" rappresenta un tentativo.
# Nella pratica clinica, non è necessario sia presente il criterio III). La validità della diagnosi risulterà diminuita. Ogni altra combinazione, per esempio, Ib) più II) più III) comprometterà la diagnosi e potrebbe essere classificato come "cefalea cervicogenica, non rispondente ai criteri".

 

In un recente studio di Zwart con l’inclinometro si è riscontrata una riduzione significativa della mobilità del rachide cervicale nei pazienti con CEH, se paragonati a quelli con cefalea tensiva o con emicrania, nonché rispetto alla popolazione di controllo. Questo dato sottolinea e conferma l'importanza diagnostica di questo criterio. D'altra parte, in uno studio da noi recentemente condotto in pazienti con cefalea unilaterale, che avevano subito un colpo di frusta, sebbene il range di movimento del rachide cervicale fosse significativamente ridotto rispetto alla popolazione di controllo, non si sono evidenziate differenze tra i soggetti rispondenti ai criteri della CEH e quelli con emicrania o cefalea associata a patologia del collo

Nella recente revisione dei criteri diagnostici della CEH sono state individuate le zone trigger capaci di scatenare il dolore o addirittura una crisi sovrapponibile a quella spontanea e cioè: le inserzioni tendinee a livello occipitale, lungo il decorso del nervo grande occipitale, il solco retrostante il processo mastoideo e la parte superiore del muscolo sternocleidomastoideo, regione che probabilmente corrisponde al nervo piccolo occipitale. Non vi sono ancora informazioni sufficienti sull’eventualità che si possano scatenare attacchi mediante digitopressione sulle faccette articolari cervicali.

Nell’ultima versione dei criteri diagnostici della CEH il blocco anestetico ha acquisito una maggiore importanza diagnostica, in particolare nella diagnosi differenziale con l’emicrania e la cefalea tensiva. Il blocco selettivo di un nervo o di una radice nervosa è infatti considerato un criterio obbligatorio sia nella ricerca, che nella pratica clinica. Ogni blocco anestetico di un nervo o di una radice nervosa deve essere eseguito singolarmente, allo scopo di identificare la struttura coinvolta nel mantenimento del dolore. Qualora il singolo blocco non risulti efficace nell'estinzione del dolore, occorre eseguire più blocchi combinati. E’, inoltre, preferibile utilizzare piccole dosi di anestetico (0.5-1 ml), allo scopo di evitare un'anestesia da compressione delle strutture vicine, con possibilità di falsi positivi. L’effetto dell'anestetico è completo, ma transitorio, ed il dolore si riduce anche in aree non anestetizzate come, per esempio, la regione fronto-temporale, dove è generalmente più intenso. Il dolore della cefalea tensiva e dell’emicrania, se in sede fronto-temporale, non risente del blocco anestetico. Nei casi di cefalea bilaterale le infiltrazioni devono essere eseguite bilateralemente.

 

Caratteristiche del dolore

Nella revisione dei criteri diagnostici è stata modificata parzialmente la distribuzione del dolore. Durante l’acme il dolore in sede fronto-temporale può essere della stessa intensità o addirittura superiore a quello in sede cervico-occipitale. Alla cefalea si può associare un'algia facciale omolaterale.

 

Altri criteri importanti

Vengono considerati criteri di relativa importanza nella diagnosi la risposta ad alcuni farmaci (indometacina, ergotamina, sumatriptan) efficaci nel trattamento sintomatico dell'emicrania (Tabella I). Sebbene una risposta inefficace non costituisca un punto fondamentale nella diagnosi di CEH, è peraltro evidente che una risposta positiva, completa, all’indometacina, per esempio, ne esclude la diagnosi.

 

Segni e sintomi minori, non obbligatori

I sintomi e/o segni di accompagnamento sono di fatto raramente presenti. Alcuni di essi, in particolare quelli di natura emicranica (I): a) e b) quando presenti, sono di intensità minore rispetto a quanto si riscontra nell’emicrania senz’aura (Tabella I). L’unilateralità della fotofobia nella CEH può avvalorare l’ipotesi che tale patologia origini principalmente da strutture periferiche, così come suggerito dall’abolizione del dolore durante il blocco anestetico.

L'instabilità posturale che può riscontrarsi nella CEH è probabilmente un sintomo non così infrequente, come inizialmente ipotizzato. Altri sintomi, ad esempio l’edema perioculare, presenti solo in casi eccezionali, possono però persistere nei periodi asintomatici.

Attualmente, la CEH può essere differenziata clinicamente dalle altre forme di cefalea con ragionevole certezza. Nella diagnosi differenziale con le altre forme di cefalea unilaterale, la risposta al blocco anestetico ha assunto un ruolo fondamentale.

Nello studio il blocco anestetico selettivo a livello del nervo grande occipitale, del nervo soparaorbitario e della radice nervosa C2 nei pazienti con emicrania e cefalea tensiva non provocava l'abolizione del dolore, analogamente a quanto riscontrato in un recente studio nei soggetti con emicrania cronica parossistica e in quelli con emicrania continua.

Il criterio di stretta unilateralità del dolore inizialmente ritenuto obbligatorio per porre la diagnosi di CEH ha condotto numerosi autori a dubitare dell'esistenza di tale forma di cefalea, dato l'esiguo numero di casi che potevano essere diagnosticati sulla base di tale criterio. Per alcuni neurologi, d'altra parte, la CEH non è altro che una forma di emicrania, sebbene vi siano sostanziali differenze tra le due forme, in particolare il dolore ad esordio dal collo e i segni/sintomi di interessamento delle strutture del collo presenti nella CEH e non nell'emicrania.

In uno studio recentemente condotto nel nostro centro, il 31,8% dei pazienti con cefalea unilaterale (42/114) rispondeva esclusivamente ai criteri della CEH, mentre nel 12,1% e nel 7,6% dei casi era stata posta diagnosi rispettivamente di emicrania (M) e cefalea associata a patologia del collo (HN) (IHS International Headache Society, 1988). In una percentuale non trascurabile di pazienti (15,2 % ) non era possibile differenziare la CEH dall'emicrania o dalla cefalea associata a patologia del collo (i pazienti rispondenti ai criteri della CEH erano 62, pari al 54,4%, di cui 18 soddisfacevano sia i criteri della CEH che quelli della M o HN), anche in ragione della mancata individuazione di uno o più criteri sicuramente discriminativi, il che sottolineava l'esigenza di una revisione dei criteri di Sjaastad, al fine di migliorarne la sensibilità e specificità.

Sebbene la recente revisione dei criteri diagnostici, con l'inclusione delle forme bilaterali (con le precisazioni di cui sopra) e l'ulteriore puntualizzazione dei segni di coinvolgimento delle strutture del collo, ne abbia sicuramente ampliato le potenzialità diagnostiche, sono necessari ulteriori studi volti a aumentarne la sensibilità e la specificità, eventualmente indagando i possibili meccanismi patogenetici. A tal fine, sarebbe utile applicare i criteri sopracitati, suddividendo i pazienti con diagnosi "certa" da quelli con CEH "possibile" (Tabella II) e condurre studi di tipo prospettico.

 

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