Links
yellow.gif (1122 bytes)
www.portobello-online.net
Vivi la Tua Città

Informazione medica
quotidiana
www.cardiologia.net
www.einthoven.net
www.farmaci.net
www.vaccini.net
www.medicina-online.net
www.medinews.net

Xagena
Il Tuo Internet
quotidiano

Finanza
www.xagena.net
Medicina
www.xagena.org
Direct Marketing
www.xagena.com

Xagena: Chi siamo
 

TERAPIA DELLA CEFALEA A GRAPPOLO E DELLA EMICRANIA CRONICA PAROSSISTICA

Alfredo Costa, Ennio Pucci

Centro Cefalee, Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino.

 

Il trattamento della cefalea a grappolo (CH) può essere distinto in un trattamento di attacco o sintomatico e un trattamento preventivo o profilattico. Vi sono poi da tenere in considerazione alcuni trattamenti di tipo invasivo, e semplici provvedimenti di igiene preventiva.

 

TERAPIA SINTOMATICA

Ai fini del trattamento dell'attacco va ricordato che le crisi sono ad insorgenza improvvisa e di breve durata, ed è pertanto essenziale disporre di sostanze che danno un sollievo immediato. Gli agenti più efficaci sono l’ ossigeno (per via inalatoria) ed il sumatriptan (per via sottocutanea).

La dose consigliata per l’inalazione di ossigeno è 7 litri/minuto per 10-15 minuti all’inizio della crisi. Il 60%-70% circa dei pazienti risponde positivamente, con una risoluzione della crisi nell'arco di 5-10 minuti. L’effetto dell’ossigeno è legato alle sue proprietà vasocostrittive a livello cerebrale.

Con il sumatriptan (6 mg) il sollievo è assai rapido, di solito entro 5-8 minuti. L’uso ripetuto a lungo termine è generalmente ben tollerato. Gli effetti collaterali non aumentano nei pazienti che ne fanno un uso frequente, e fenomeni di tachifilassi non sono stati finora descritti. Per tali motivi, il sumatriptan per via sottocutanea viene considerato il farmaco di prima scelta nel trattamento dell'attacco di CH. Il suo uso è controindicato nei pazienti con cardiopatia ischemica o ipertensione incontrollata.

La diidroergotamina, nella forma iniettabile, è efficace nella CH: per via endovenosa l'effetto compare in meno di 10 minuti, mentre per via intramuscolare è ritardato. La diidroergotamina può essere utile anche per via intranasale.

L’ergotamina, per via orale o rettale, è generalmente meno efficace a causa della sua azione ritardata.

E’ stato riportato che la lidocaina (in gocce o come spray nasale) è efficace nel trattamento degli attacchi di CH. Può essere usato un inalatore nasale e la dose (1 ml di lidocaina al 4%) può essere ripetuta dopo 15 minuti. L'efficacia del farmaco sembra essere legata all’azione anestetica locale sulla mucosa nasale, e quindi sui circuiti nocicettivi che collegano quest'ultima al ganglio sfenopalatino e al sistema trigeminale. Non tutti sono d’accordo nel considerare la lidocaina un farmaco molto affidabile. Analoga efficacia, ma ancor minore affidabilità, presenta la somministrazione intranasale di cocaina (da utilizzarsi solo in ben precise condizioni e sotto stretto controllo medico).

Analgesici tipo FANS o di altra natura non sono di dimostrata efficacia negli attacchi di CH.

 

TERAPIA DI PROFILASSI

La terapia di profilassi è il cardine del trattamento della CH. I farmaci sono usati limitatamente al periodo attivo di malattia (grappolo) nei pazienti con la forma episodica e in modo continuativo in quelli con la forma cronica. Gli agenti più efficaci sono il verapamil, il carbonato di litio, i corticosteroidi, la metisergide, il valproato, e l'ergotamina. I beta-bloccanti e gli antidepressivi triciclici, efficaci nel caso dell'emicrania, non sono utilizzabili nella cefalea a grappolo.

I principi da osservare nel trattamento sono i seguenti: 1) iniziare immediatamente il trattamento all'esordio del grappolo; 2) proseguire l'assunzione del farmaco finché il paziente sia libero da cefalea da almeno 2 settimane; 3) ridurre quindi gradualmente le dosi assunte, evitando brusche sospensioni; 4) reintrodurre la terapia all’inizio del successivo periodo attivo di malattia.

E' inoltre necessario illustrare al paziente gli effetti collaterali dei farmaci. Durante la terapia preventiva, per il trattamento delle crisi superstiti possono essere utilizzati ossigeno e/o sumatriptan.

La scelta di un particolare farmaco di profilassi deve tenere conto dei seguenti fattori: 1) precedente risposta ai farmaci profilattici; 2) reazioni, avverse o effetti collaterali; 3) controindicazioni all’uso di particolari farmaci; 4) tipo di cefalea a grappolo (episodica o cronica); 5) età del paziente; 6) frequenza degli attacchi; 7) pattern temporale degli attacchi (notturni piuttosto che diurni); 8) durata usuale del grappolo.

In alcuni pazienti per un controllo adeguato delle crisi possono essere necessarie associazioni di due o più farmaci.

Il verapamil (da 360 a 480 mg/die suddivisi in più dosi) è il farmaco profilattico di scelta sia per la forma episodica che per quella cronica della cefalea a grappolo. Stipsi e ritenzione idrica sono gli effetti collaterali più comuni. Il verapamil può essere associato all’ergotamina con notevole efficacia.

La metisergide è utile soprattutto nei pazienti giovani, mentre in pazienti anziani con potenziali problemi di natura aterosclerotica va usata con cautela. I numerosi effetti collaterali includono crampi e dolori muscolari, ritenzione idrica e fibrosi (retroperitoneale, pleurale, polmonare e valvolare cardiaca). Poiché la durata del grappolo della cefalea episodica è approssimativamente di 3-4 mesi, l’uso di metisergide è accettabile solo per tale periodo di tempo. Nella forma cronica, il farmaco va sospeso per almeno 2 mesi ogni 6 mesi. E' consigliabile eseguire periodicamente una radiografia del torace ed un ecocardiogramma.

Il carbonato di litio è usato principalmente nella terapia profilattica della cefalea a grappolo cronica, ma è anche efficace nel trattamento delle forme episodiche. I meccanismi dell’azione del litio non sono ancora del tutto noti. Il litio stabilizza e incrementa la neurotrasmissione serotoninergica nel sistema nervoso centrale. La dose efficace varia da 600 a 900 mg/die ripartiti in 2-3 somministrazioni. I livelli di litio devono essere controllati nella prima settimana e, in seguito, periodicamente. Il livello serico richiesto per la risposta terapeutica varia solitamente da 0.4 a 0.8 mEq/L, valore inferiore a quello consigliato in caso di psicosi maniaco-depressiva. I pazienti che rispondono al litio mostrano un miglioramento già nella prima settimana di trattamento; i pazienti con CH cronica rispondono meglio di quelli con la forma episodica. In circa il 20% dei pazienti con CH cronica in trattamento con litio la forma clinica può trasformarsi episodica. Comunque, col passare dei mesi, l’efficacia del litio tende a diminuire ed alcuni pazienti possono diventare resistenti al farmaco. Il litio sembra non prevenire la cefalea a grappolo indotta dall’alcool. Gli effetti collaterali del litio sono importanti e l’uso del farmaco deve essere cautamente monitorato. Se vengono raggiunti livelli tossici possono manifestarsi effetti neurotossici quali tremore, letargia, impaccio nella parola, annebbiamento visivo, confusione, nistagmo, atassia. Durante il trattamento è da evitare l'uso di diuretici poiché la deplezione di sodio aumenta i livelli di litio e la sua neurotossicità. Gli effetti a lungo termine quali ipotiroidismo e complicazioni renali devono essere monitorizzati in pazienti con cefalea a grappolo cronica che usano il litio per lunghi periodi di tempo. La leucocitosi neutrofila è una comune reazione al litio ed è spesso confusa con un’infezione subclinica.

I corticosteroidi, in particolare il prednisone, sono farmaci molto utili nel trattamento della cefalea a grappolo episodica per un uso a breve termine (da 2 a 3 settimane a dosi scalari). Il farmaco di solito aiuta a interrompere il grappolo specialmente in pazienti resistenti all'ergotamina e al verapamil. I corticosteroidi sono utili nella cefalea a grappolo cronica; comunque, quando la dose viene gradualmente ridotta, la cefalea tende a ricomparire. Il meccanismo d’azione degli steroidi nella cefalea a grappolo no è noto. La soppressione della reazione infiammatoria, probabilmente nell’area del seno cavernoso (vasculite venosa) è una possibile spiegazione dell'efficacia di questi farmaci. E’ anche possibile che i corticosteroidi esercitino un qualche controllo sulla trasmissione serotoninergica a livello del sistema nervoso centrale. Gli effetti collaterali degli steroidi ne vietano l’uso prolungato.

Il valproato di sodio (da 600 mg a 2000 mg al giorni ripartito in più dosi) è un farmaco che ha una certa efficacia nel ridurre la frequenza degli attacchi di cefalea a grappolo. Letargia, tremore, aumento ponderale e perdita di capelli sono alcuni degli effetti collaterali più comuni del trattamento, che è di solito ben tollerato. Il livello di valproato deve essere mantenuto nel range di efficacia, e sono essenziali valutazioni periodiche dell’emocromo e degli enzimi epatici.

E’ stato dimostrato che il trattamento con l’applicazione topica di capsacina può desensibilizzare i neuroni sensitivi mediante la deplezione dei terminali nervosi di sostanza P ed altri peptidi. In uno studio in doppio ceco utilizzando capsacina intranasale (crema al 0.025% applicata mediante applicatore con la punta in cotone, mezzo pollice al disopra della narice, ipsilaterale al lato della cefalea, due volte al giorno per 7 giorni) i pazienti che avevano ricevuto il farmaco attivo avevano attacchi significativamente meno frequenti e meno severi. E' da evitare l'applicazione oculare di capsacina. Un effetto collaterale spiacevole della terapia è la una sensazione di bruciore locale della mucosa nasale. Si ritiene che siano necessari ulteriori studi prima che questa terapia venga introdotta di routine.

L’ergotamina tartrato (1 mg due volte al giorno) si è rivelata utile anche a scopo preventivo. Non ci sono prove che l’ergotamina provochi fenomeni di "rimbalzo" nella CH, a differenza di ciò che si osserva nell’emicrania. L’ergotamina è particolarmente utile nel controllare gli attacchi notturni se assunta al dormire; il farmaco è controindicato in pazienti con cardiopatie e vasculopatie periferiche.

 

ALTRI TRATTAMENTI

Blocchi nervosi: l'infiltrazione di metilprednisone (120 mg) e lidocaina a livello del nervo grande occipitale ipsilaterale al lato dell’attacco ha prodotto remissioni sintomatologiche della durata da 5 a 73 giorni. Questo tipo di trattamento ha effetti comunque temporanei che possono essere dovuti ad una riduzione delle afferenze al sistema vascolare trigeminale tramite C2 e il tratto spinale e il nucleo del quinto nervo. Il blocco del ganglio sfenopalatino con cocaina o lidocaina è una metodica utile solo temporaneamente (efficace per pochi giorni), in quanto il tasso di recidive è elevato.

Tecniche chirurgiche: Approssimativamente il 10% dei pazienti con cefalea a grappolo o non risponde alla terapia profilattica o ha importanti controindicazioni all’uso dei farmaci profilattici efficaci. Questi pazienti sono candidati all’intervento chirurgico. Le indicazioni al trattamento chirurgico sono: 1) cefalea strettamente unilaterale, 2) resistenza totale alla terapia farmacologica o importanti controindicazioni all’utilizzo di una terapia medica efficace e (3) un profilo di personalità stabile senza il potenziale sviluppo di dipendenza. La tecnica di scelta è la termocoagulazione con radiofrequenza del ganglio trigeminale. La tecnica è essenzialmente la stessa utilizzata nella nevralgia del trigemino, ad eccezione del fatto che sia la prima che la seconda branca del nervo trigemino vengono completamente anestetizzate. I risultati complessivi sono incoraggianti: quasi il 75% dei pazienti diviene asintomatico anche se è possibile la presenza di recidive a distanza di anni. Una ripetizione della procedura chirurgica viene considerata in questi casi. Sequele importanti dell'intervento sono l’analgesia corneale (con potenziali infezioni corneali) e l’anestesia dolorosa.

Provvedimenti di igiene preventiva . I periodi di cefalea insorgono spontaneamente, e non è possibile influenzarne la comparsa; invece, incidere sui comportamenti e sullo stile di vita può essere di grande utilità sui singoli attacchi. Durante i periodi attivi, i fattori scatenanti che provocano l’insorgenza della cefalea comprendono infatti l’ingestione di alcool e l'assunzione di vasodilatatori come la nitroglicerina. Queste sostanze devono essere evitate, soprattutto in corso di grappolo. Invece, altri fattori scatenanti dell’emicrania, come il cioccolato e il formaggio fermentato, non hanno alcun ruolo sulla CH.

 

TRATTAMENTO DELLA EMICRANIA CRONICA PAROSSISTICA

Il trattamento dell'emicrania cronica parossistica (CPH) prevede l'indometacina come farmaco elettivo per la profilassi delle crisi. Vengono comunemente utilizzati dosaggi di 75 mg al dì, suddivisi in 3 somministrazioni. In assenza di risposta, la dose può essere aumentata a 150 mg/dì. Non sono descritti fenomeni di tachifilassi, mentre alcuni pazienti necessitano di un trattamento gastroprotettivo associato. La risposta all'indometacina è presente nella quasi totalità dei casi, tanto da essere inclusa tra i criteri diagnostici dall'IHS. A questo proposito, di recente è stato allestito un test clinico ("indotest") basato sulla somministrazione del farmaco, che si è dimostrato utile nella diagnostica differenziale della CPH. Questa forma di cefalea, tuttavia, può rispondere in rari casi ad altri farmaci, come il verapamil ed il naproxene. Recentemente è stato segnalato che il piroxicam-beta-ciclodestrina può avere una efficacia completa in alcuni casi di CPH. Il sumatriptan, invece, è del tutto inefficace, forse per la troppo breve durata delle manifestazioni dolorose.

 

Bibliografia essenziale

Evers e coll.
Headache 1996; 36:429-432.

Kitelle JP, e coll.
Arch Neurol 1985;42:489-96.

Kudrow L.
Headache 1981;21:1-4.

Manzoni GC, et al.
Cephalalgia 1983;3:109-14.

Marks DR, et al.
Cephalalgia 1993;13:114-6.

Mathew NT, et al.
Headache 1988;28:3238-31.

Onofrio BM, Campbell JK
. Mayo Clin Proc 1986;61:537-41.
Silberstein SD, et al.,
Headache in Clinical Practice. Oxford: Isis Medical Media, 1998.

Sjaastad O.
Cluster Headache Syndrome. London: WB Saunders; 1992

Sumatriptan Cluster Headache Study Group.
N Engl J Med 1991;325:322-6.

Costa A. et al. The effect of intranasal cocaine and lidocaine on nitroglycerin-induced attacks in cluster headache. Cephalalgia 2000 (in press).

 

[Back] [Next]

 


Home page Cefalea Teaching Courses
Home page Neurologia.net