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MECCANISMI FISIOPATOLOGICI DELLA CEFALEA A GRAPPOLO E
DELL'EMICRANIA CRONICA
PAROSSISTICA

Alfredo Costa

Centro Cefalee, Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino.

 

A distanza di decenni dalle descrizioni più complete della cefalea a grappolo (CH), la fisiopatologia del disordine appare ancora largamente sconosciuta, in particolare per quanto attiene alla CH "malattia". Sono invece numerose le ipotesi che prendono in considerazione i meccanismi sottesi alla comparsa delle singole manifestazioni dolorose (CH "periodo" e CH attacco"). I quattro elementi che principalmente necessitano di spiegazione sono il dolore, la vasodilatazione, i fenomeni autonomici associati e la periodicità.

Il dolore e la vasodilatazione sono attualmente considerati come secondari all’attivazione del sistema trigemino-vascolare, analogamente a quanto ipotizzato per l'emicrania. In effetti, diverse tecniche, tra cui la termografia, il doppler transcranico, l' angiografia convenzionale, e più recentemente l'angio-RM, hanno dimostrato in modo più o meno diretto l'esistenza di una vasodilatazione dell’arteria oftalmica durante l’attacco di CH. E’ stato inoltre osservato che la vasodilatazione non rappresenta l’evento iniziale, ma tipicmente segue l’insorgenza del dolore. Altri studi hanno messo in evidenza, oltre alla vasodilatazione, la comparsa di fenomeni riconducibili all' infiammazione neurogenica. Durante un attacco di CH, sia i livelli di peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP) che di polipeptide vasoattivo intestinale (VIP) risultano aumentati nel sangue della vena giugulare esterna omolaterale. Questi dati confermano il coinvolgimento del sistema trigemino-vascolare nel corso della fase dolorosa. D'altra parte, il sumatriptan, farmaco in grado di bloccare l’infiammazione perivascolare neurogena, è estremamente efficace sull'attacco.

Il coinvolgimento autonomico, così come la sindrome di Horner e l’attivazione parasimpatica, trovano una loro spiegazione se considerati in relazione alla componente dolorosa dell'attacco. Sembra abbastanza convincente l'ipotesi che una lesione del seno cavernoso, forse una vasculite venosa, sia il processo iniziale della CH. In questa sede le fibre nocicettive del V nervo cranico sono in stretto contatto con quelle del simpatico e del parasimpatico; ciò può spiegare la concomitante presenza di dolore e sintomi vegetativi. L’ipotesi trova conferma in una serie di osservazioni: la flebografia orbitaria mostra anomalie durante i periodi attivi di malattia; l’arteria oftalmica è significativamente dilatata durante un attacco; i tumori pericarotidei, come gli adenomi ipofisari talora causano una cefalea CH-like; infine, il trattamento con corticosteroidi risulta assai spesso efficace. Alcuni autori ritengono inoltre che vi siano notevoli similarità tra la CH e la sindrome di Tolosa-Hunt.

Benché una lesione del seno cavernoso possa spiegare la maggior parte dei sintomi dell’attacco, la periodicità delle crisi resta per molti versi oscura. Questo aspetto, uno dei più caratteristici della CH, potrebbe indicare un disturbo dell’orologio biologico (o "segnapassi"), e quindi dell'organizzazione temporale interna dell'individuo. Nell'ottica che considera la CH come cronopatologia, vi sono numerose ed interessanti analogie tra questa forma e i disordini periodici/ciclici dell'affettività (come il disturbo affettivo stagionale e la psicosi maniaco-depressiva). Studi ormonali in pazienti con CH hanno evidenziato alterazioni dei ritmi circadiani di secrezione della melatonina, del cortisolo, del testosterone, della beta-endorfina, della beta-lipoproteina e della prolattina. Molti di questi ritmi sembrano ritornare alla normalità durante i periodi di remissione. Il pacemaker circadiano, che si ritiene localizzato nei nuclei soprachiamatici, ha inoltre interconnessioni con i centri serotoninergici troncoencefalici e con i nuclei del trigemino: un disordine nel meccanismo del pacemaker centrale può pertanto fungere da trigger per l’attivazione del sistema trigemino-vascolare. L'alterazione del pacemaker potrebbe essere legata a un deficit di perfusione ipotalamica da parte deli rami ipofisari carotidei e delle vene che drenano il sangue verso il seno cavernoso, ma non vi sono, al momento, prove convincenti a sostegno di questa ipotesi. Recentemente, la teoria discronica ha ricevuto nuovi impulsi da una serie di studi da parte di May e coll. (1998); gli autori hanno sottoposto ad un esame con tomografia ad emissione di positroni (PET) alcuni pazienti con CH durante gli attacchi dolorosi, ed hanno osservato un'attivazione dei neuroni del grigio ipotalamico omolaterale al dolore. Resta ancora da chiarire se queste alterazioni possano riconoscere un’origine genetica: al momento, diversamente dall’emicrania, il peso dei fattori genetici nel determinismo della CH è di gran lunga minore di quello dei fattori ambientali.

In conclusione, se i meccanismi fisiopatologici della CH sembrano essere simili a quelli dell'emicrania in relazione al dolore, appaiono del tutto differenti le condizioni che determinano la periodica comparsa delle manifestazioni cliniche.

I meccanismi fisiopatologici dell' emicrania cronica parossistica (CPH) non sono noti. Il dolore è strettamente unilaterale ed è localizzato nel territorio del nervo trigemino. Studi con la tonometria dinamica hanno mostrato che nell'emicrania cronica parossistica vi è un incremento significativo, correlato all'attacco, nell'ampiezza del polso di indentazione corneale, nel flusso ematico oculare e nella pressione intraoculare. Questi dati probabilmente riflettono l'esistenza di una vasodilatazione (che ha come conseguenza un aumento del volume intraoculare), generata da un impulso neurogeno e/o mediata dal rilascio di neuropeptidi vasoattivi. L'incremento della sudorazione e la riduzione della salivazione indicano una stimolazione del sistema simpatico, mentre l'aumento della lacrimazione, la secrezione nasale e la miosi potrebbero essere dovuti ad un'iperattività parasimpatica durante gli attacchi. In alcuni pazienti sono stati osservati dei disturbi del ritmo o di conduzione cardiaca, in particolare: bradicardia, blocco seno-atriale, emiblocco di branca, episodi di fibrillazione atriale ed extrasistolia. Queste anomalie potrebbero essere dovute ad una disfunzione nel controllo centrale del sistema nervoso vegetativo durante gli attacchi di CPH, che colpisce sia il sistema simpatico che il parasimpatico. La repentina insorgenza degli attacchi suggerisce una mediazione neurogena. E' presumibile che una lesione nella regione pericarotidea, all’interno del seno carotideo, dove convergono fibre trigeminali simpatiche e parasimpatiche, possa spiegare l'associazione del dolore con i fenomeni vegetativi della CPH; resta invece da chiarire la natura parossistica degli attacchi di cefalea. Il meccanismo per cui vi è una risposta completa all’indometacina è ancora sconosciuto, ma il fenomeno sembra essere indipendente dall’effetto dell’indometacina sulla sintesi delle prostaglandine, dal momento che altri antiinfiammatori non steroidei hanno un effetto minimo o nullo sulla CPH.

 

Bibliografia essenziale

Kudrow L.
Cluster Headache: mechanisms and management.
Oxford University Press, Oxford, 1980.

Sjiastad O, Antonaci F.
La sindrome cefalea a grappolo.
Cluster Press, Milano, 1990.

Nappi G, Manzoni GC.
Primary Headache Disorders.
Smith-Gordon, London, 1996.

May A e coll.,
Lancet 1998; 351:275-278.

Costa A. et al.
Funct. Neurol. 1998; 3:263-272.

 

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