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ASPETTI CLINICI DELL’EMICRANIA CRONICA PAROSSISTICA

Fabio Antonaci

Centro Cefalee, Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita’ di Pavia, Istituto Neurologico C. Mondino

 

EPIDEMIOLOGIA

L’emicrania cronica parossistica è una cefalea relativamente rara sebbene il numero di casi diagnosticati sia in costante aumento. La prevalenza dell’emicrania cronica parossistica non è nota, ma la frequenza relativa rispetto alla cefalea a grappolo è stimata intorno all’1-3%. L’emicrania cronica parossistica originariamente era considerata una patologia a preponderanza femminile, ma successivamente sono stati segnalati anche soggetti di sesso maschile. In uno studio del 1989 di 84 casi riportati, 59 erano femmine e 25 maschi, con rapporto F/M = 2.36.

 

MANIFESTAZIONI CLINICHE

L'emicrania cronica parossistica è caratterizzata da attacchi plurigiornalieri, di breve durata, e di intensità severa. La cefalea è unilaterale e si presenta sempre dallo stesso lato. Il dolore è di solito più severo nella regione auricolo-temporale, in quella frontale e sopra/dietro l'orecchio; può irradiarsi alla spalla, al braccio e al collo dallo stesso lato. Il dolore è descritto come lacerante, lancinante o pulsante. Tra un attacco e il successivo, il paziente può avere una dolenzia residua a carattere sordo, a livello dell'area sintomatica. Durante gli attacchi, il paziente di solito preferisce stare tranquillamente seduto o "raggomitolarsi nel letto", il che contrasta con l'agitazione motoria che solitamente si presenta durante gli attacchi di cefalea a grappolo. L'emicrania cronica parossistica di solito insorge in età adulta, in un'età compresa fra i 20 e i 40 anni (età media 34 anni), con un range che va dai 6 agli 81 anni. Il profilo clinico degli attacchi di emicrania cronica parossistica è molto caratteristico. La frequenza degli attacchi varia da 10 a 30 nelle 24 ore (media: 14); gli attacchi di solito durano dai 2 ai 25 minuti, in rare occasioni fino a 40 minuti (media: 13 minuti). con una distribuzione giorno notte equivalente. Sono stati, comunque, descritti attacchi notturni associati alla fase REM del sonno.

La lacrimazione omolaterale al dolore si presenta in circa il 62% degli attacchi, ed anche quando la lacrimazione è bilaterale, è sempre predominante dal lato del dolore. L'iniezione congiuntivale dal lato sintomatico è presente nel 36% degli attacchi. L'ostruzione nasale ipsilaterale si presenta nel 42%, mentre la rinorrea nel 36% degli attacchi, in alcuni pazienti possono presentarsi edema palpebrale omolaterale e lieve miosi. A differenza della cefalea a grappolo, è raro il riscontro della sindrome di Horner, latente o correlata agli attacchi, è rara. Gli attacchi possono essere accompagnati da fotofobia, in alcuni pazienti è stata osservata una eccessiva sudorazione frontale, in particolare dal lato sintomatico o una sudorazione generalizzata. Mentre la maggior parte degli attacchi è improvvisa e spontanea, circa il 10% degli attacchi può essere scatenato meccanicamente, flettendo o ruotando la testa. Tali attacchi possono inoltre essere anche provocati dalla digitopressione sui processi trasversi di C2, C4, C5 o all’emergenza del nervo grande occipitale. La relazione tra il ciclo mestruale e gli attacchi di emicrania cronica parossistica non è nota; la pillola anticoncezionali non sembrano influenzare la frequenza degli attacchi. Non ci sono dati conclusivi riguardanti la relazione tra menopausa ed attacchi di emicrania cronica parossistica.

In casi conclamati di emicrania cronica parossistica vi può essere un particolare aspetto temporale definito come "andamento a grappolo modificato"; in tal caso il paziente presenta dei periodi, che durano da settimane a mesi, in cui la frequenza può ridursi a 2 attacchi al giorno, seguiti poi da altri periodi ad elevata frequenza di attacchi. I due casi descritti in origine da Sjaastad furono denominati "emicrania cronica parossistica" perché avevano attacchi strettamente emicranici, parossistici, giornalieri, non remittenti. Successivamente divenne evidente che, prima di sviluppare i sintomi cronici, molti dei pazienti (42%) avevano avuto uno stadio non cronico con attacchi di cefalea separati da periodi di remissione. Divenne, inoltre, evidente che casi di emicrania parossistica episodica si presentano senza progredire verso lo stadio cronico. La natura ciclica dell'emicrania parossistica suggerisce il fatto che siano presenti tre forme di emicrania cronica parossistica: una forma episodica con singoli attacchi distinti e periodi di remissione (forma remittente), una forma cronica non-remittente ab initio e una forma cronica evoluta da una forma episodica (emicrania cronica parossistica secondariamente cronica).

I criteri diagnostici per l'emicrania cronica parossistica secondo la Società Internazionale delle Cefalee (IHS) (Headache Classification Committee of the International Headache Society 1988) sono i seguenti:

(a) Almeno 50 attacchi che soddisfino i punti b-e.

(b) attacchi con dolore severo unilaterale, orbitale, sopraorbitale , e/o temporale sempre dallo stesso lato della durata da 2 a 45 minuti.

(c) Frequenza di attacchi di circa 5 al giorno o più della metà del tempo ( si possono presentare periodi con minore frequenza).

(d) Il dolore è associato ad almeno uno dei seguenti segni/sintomi dallo stesso lato del dolore: 1) Iniezione congiuntivale; 2) Lacrimazione; 3) Ostruzione nasale; 4) Rinorrea; 5) Ptosi 6) Edema palpebrale;

(e) Efficacia assoluta dell'indometacina (150 mg /die o meno).

(f) Almeno uno dei seguenti criteri: 1) L’anamnesi, l’esame obiettivo e l’esame neurologico non suggeriscono altri disturbi da dolori craniofacciali, cefalee organiche, cefalee associate ad astinenza da farmaci, disordini metabolici, etc; 2) L’anamnesi e/o esame obiettivo e/o esame neurologico suggeriscono una di queste patologie, ma che vengono escluse da esami appropriati; 3) E' presente una di queste patologie, ma l'emicrania cronica parossistica non si manifesta per la prima volta in stretta relazione temporale alla patologia di cui sopra.

Per avere la certezza della diagnosi si richiede l’utilizzo di un test da carico con indometacina (INDOTEST) che interrompe la sequenza di attacchi per un periodo di tempo noto al termine del quale gli attacchi riprendono.

 

DIAGNOSI

Una buona indagine anamnestica, un’esame neurologico dettagliato e un tentativo terapeutico standardizzato con indometacina (Indotest) sono necessari per effettuare la diagnosi di emicrania cronica parossistica. Non sono generalmente necessari ulteriori accertamenti strumentali ove si eccettuino indagini neuroradiologiche nei casi atipici o per rassicurare il paziente.

 

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

La cefalea a grappolo rappresenta il problema diagnostico differenziale più importante nei pazienti con emicrania cronica parossistica. La differenza fra le due forme ha dei risvolti prognostici importanti poiché l’emicrania cronica parossistica può essere completamente controllata dalla terapia con indometacina. Entrambe le forme di cefalea sono unilaterali, con attacchi di dolore estremamente intenso localizzato elettivamente in regione oculare accompagnati da sintomi vegetativi ipsilaterali. L' emicrania cronica parossistica si differenzia, comunque, dalla cefalea a grappolo per diversi aspetti clinici: l’elevata frequenza degli attacchi, la breve durata dell’attacco, e la risposta completa all’indometacina e l’assenza di preponderanza nel maschile. La cefalea a grappolo, al contrario, è una patologia a preponderanza maschile la frequenza delle crisi va da uno a quattro nelle 24 ore, gli attacchi durano più a lungo (da 15 a 60 minuti in media) e non c’è risposta terapeutica all’indometacina.

 

Bibliografia essenziale

Antonaci F.
Chronic paroxysmal hemicrania and hemicrania continua: Two different entities ?
Tapir: Trondheim Dissertationis 1999

D'Alessandro R, et al.
Cluster headache in the Republic of San Marino.
Cephalalgia 1986;6:159-62.

Headache Classification Committee of the International Headache Society:
Classification and diagnostic criteria for headache disorders, neuralgia and facial pain
Cephalalgia 1988;7(Suppl 8):1-96.

Sjaastad O.
Cluster Headache Syndrome.
London: WB Saunders; 1992

 

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